Cantina Fiammetta: storia, terra e vino biologico tra le colline di Montescudo
L'Azienda

Abbiamo avuto il piacere di visitare la Cantina Fiammetta, immersa nelle colline di Montescudo, e siamo rimaste colpite dalla loro storia.
L’azienda è stata fondata da Benito, nonno degli attuali proprietari, e dedicata alla figlia Fiammetta, da cui prende il nome. Successivamente ha preso le redini il padre Carlo, professore laureato in agraria, che ha sempre seguito e arricchito l’azienda con la sua passione e il suo senno.
L’edificio principale è molto antico e ha una lunga storia: in origine era un convento di frati; successivamente divenne un oleificio e poi una stalla. Nella cantina sono ancora visibili i segni di dove un tempo stavano gli animali: qui c’erano circa cento capi di bestiame, soprattutto mucche e altri animali.
Il contadino abitava nella casa che in seguito la famiglia ha trasformato negli appartamenti dell’agriturismo e, insieme al padre, si occupava degli animali e della produzione del vino.
In origine il vino era prodotto esclusivamente per una stretta cerchia di amici e familiari; andando avanti però il loro mercato si è aperto e ampliato grazie a Jacopo, che dagli anni ’90 si impegna a sviluppare la parte della cantina. Negli anni 2000 entrano in azienda anche i fratelli Matteo e Francesco che, concentrandosi sulla parte commerciale, portano una forte crescita produttiva.
L’azienda produce oggi circa 50.000 bottiglie di vino all’anno e la proprietà si estende su 42 ettari, tra cui 12 di vigneto. Vi sono poi una ventina di ettari di bosco e circa un centinaio di piante di olivo, con cui viene realizzata anche una piccola produzione di olio extravergine d’oliva.

Negli altri campi vengono coltivati generalmente cipolla, porro, carota e altre colture da seme, perché l’azienda è totalmente biologica e ciò comporta anche l’obbligo della rotazione dei terreni. In pratica, a eccezione della vite e dell’olivo, le colture devono essere alternate ogni anno. Di solito vengono seminati grano, favino (una pianta leguminosa) e altre colture da seme, ruotandole nei vari appezzamenti. Dopo la trebbiatura o la raccolta viene piantata una coltura diversa. Questo sistema permette al terreno di “respirare” e di produrre meglio nell’annata successiva.
Vino&territorio
Per quanto riguarda i vigneti, l’azienda conta circa 14 ettari vitati: il 70% è a bacca rossa e il 30% a bacca bianca. La potatura viene eseguita a Guyot: ciò significa che sul capo a frutto, cioè il ramo principale della vite, vengono lasciate generalmente dalle sei alle otto gemme, che daranno poi origine ai nuovi germogli produttivi.
I vitigni autoctoni principali sono Sangiovese, Trebbiano e Rebola. La Rebola, in particolare, è un vitigno che negli ultimi anni è stato molto valorizzato, anche se in realtà è sempre esistito in questa zona. Il nome locale è Rebola, ma il vitigno corrisponde al Grechetto Gentile.
Proprio attorno alla Rebola è nato un progetto importante: dal 2020 circa è stato avviato “Rimini Rebola”, un’iniziativa che coinvolge 15 cantine associate. Tutte producono Rebola e la presentano in una bottiglia comune, con la stessa immagine e il marchio Rimini.
Oltre ai vitigni autoctoni, l’azienda coltiva anche Chardonnay come uva bianca e Cabernet Sauvignon come uva rossa. È presente poi una piccola parte di Montepulciano, utilizzata per realizzare i blend, cioè i tagli, ad esempio nel Sangiovese Superiore o nel Sangiovese Riserva. Viene prodotto anche un Pignoletto frizzante, sempre dalle uve di Grechetto Gentile.
Un fattore positivo è che i vigneti hanno esposizione a sud-ovest, ideale perché ricevono sole per tutta la giornata, e ciò caratterizza il vino. Un’altra curiosità è che il terreno è argilloso e ciò favorisce la capacità di trattenere l’acqua e rilasciarla lentamente; perciò non c’è bisogno di irrigazione.
Essere un’azienda biologica significa non utilizzare diserbanti né prodotti chimici, né in vigna né in cantina. In vigna si interviene principalmente con zolfo, in acqua o in polvere, e con rame, sotto forma di solfato di rame: si tratta di prodotti consentiti in agricoltura biologica e utili a contrastare le principali malattie della vite.
La filosofia: vini legati al frutto
La filosofia aziendale è quella di produrre vini molto legati al frutto, in cui si percepiscono l’uva e la freschezza. L’obiettivo è quello di realizzare vini immediati, puliti e facili da bere. Per questo motivo, a eccezione del Sangiovese Superiore che effettua un piccolo passaggio in barrique, il resto viene vinificato in cemento e acciaio.
La struttura della cantina aiuta molto in questo processo: i muri sono “a sacco”, cioè costituiti da due pareti di sasso con uno spazio vuoto interno. La temperatura rimane così abbastanza stabile: d’inverno si aggira sotto i 16 gradi, mentre d’estate non supera quasi mai i 18-20 gradi. Di conseguenza non è necessario un impianto di climatizzazione.
La raccolta dell’uva oggi avviene molto prima rispetto al passato, perché le annate stanno cambiando.
Identità, comunicazione e promozione
Un'etichetta dipinta a mano
Un capitolo a parte nel percorso aziendale riguarda l’evoluzione dell’immagine di marca. Nel 2012 è nata una collaborazione speciale con Eron, artista di fama internazionale e amico, un’esperienza che ha portato alla creazione di un’etichetta unica, interamente dipinta a mano da lui.
Questo processo creativo è stato documentato in un video su YouTube, dove si vede l’artista all’opera con il pennello mentre dà vita al design. Quella collaborazione ha segnato la nascita della loro prima vera etichetta di brand: un segno molto più distintivo rispetto al passato, che ha rappresentato una tappa fondamentale nel percorso di crescita e maturazione dell’azienda.
La comunicazione avviene principalmente tramite i social network e contattando direttamente i clienti per creare una “community”; infatti la cantina, per rafforzare ciò, organizza degustazioni ed eventi che rendono il cliente molto partecipe.
Elena Bianchi, Vittoria Petrucci








