Un Bacco monumentale, alto tre metri, accoglieva stampa e operatori alla Stazione Leopolda di Firenze. Non un semplice elemento scenografico, ma una dichiarazione d’intenti: il vino come archetipo culturale. Accanto, il claim luminoso “Wine is Culture” a scandire l’ingresso. Eleganza, misura, identità visiva coerente. Nulla di ornamentale. Perché, come scriveva Fëdor Dostoevskij, “la bellezza salverà il mondo”: ma solo quando è sostanza, non decorazione.

La 33ª Chianti Classico Collection si è chiusa con numeri che parlano chiaro: 223 aziende, 680 etichette, quasi 400 giornalisti da 23 Paesi, 1.500 operatori, con una presenza significativa di buyer nordamericani ed europei. Il Nord America oggi assorbe il 49% delle vendite: una bottiglia su due attraversa l’Atlantico.
In apertura, il presidente del Consorzio, Giovanni Manetti, ha insistito su un concetto preciso: cultura deriva dal latino colere, coltivare. Coltivare la terra e, per estensione, lo spirito. Il vino non è mera produzione agricola ma sistema complesso: paesaggio, architettura rurale, memoria storica, competenze tramandate. Nel territorio che unisce Firenze e Siena, questa trama si fa tangibile. Il Consorzio Vino Chianti Classico, fondato nel 1924, ha celebrato nel 2024 il suo primo secolo: cento anni di tutela e costruzione identitaria.
Il direttore del Consorzio, Carlotta Gori, ha ribadito la candidatura Unesco del territorio, sottolineando come la sostenibilità – ambientale ma anche culturale – sia ormai asse strategico della denominazione.
Nonostante uno scenario globale instabile – conflitti, campagne salutiste radicali, contrazione del potere d’acquisto – il Gallo Nero cresce: +1% in volume e +2,6% in valore. Negli Stati Uniti la quota sale dal 36% al 37% nonostante dazi al 15%, in un contesto dove l’import italiano arretra di oltre il 10%. Segnale di fedeltà del consumatore e, soprattutto, di reputazione consolidata.
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Le nostre domande al presidente Giovanni Manetti
Quali annate in degustazione?
“Anteprime 2025, Chianti Classico Annata 2024, Riserva e Gran Selezione 2023 e 2022”.
Parola chiave per leggerle?
“Coerenza. Annate differenti, ma tutte figlie di passione e rispetto del territorio”.
La vera sfida oggi: consolidare il prestigio o osare un nuovo salto identitario?
“Perfezionare ciò che sappiamo fare meglio: vini territoriali, autentici, capaci di esprimere l’eterogeneità dei suoli e dei microclimi. La degustazione del progetto Chianti Classico 2000 lo dimostra”.
Il progetto Chianti Classico 2000, una delle ricerche più lunghe in ambito vitivinicolo europeo, cosa ha cambiato?
“Ha permesso di selezionare nove cloni di Sangiovese di altissima qualità, garantendo continuità produttiva e aderenza al territorio. È stato un punto di svolta nella ricerca della qualità”.

Le istituzioni: tra prudenza e strategia
La presidente del Consiglio regionale, Stefania Saccardi, ha invitato a non cedere alla tentazione dell’estirpazione: in Toscana oltre il 50% dei vigneti è stato rinnovato. La strada è qualità, non riduzione, come avvenuto in Francia con risultati non soddisfacenti.
L’assessore regionale Leonardo Marras ha parlato di integrazione tra promozione vitivinicola e territoriale, puntando su nuovi mercati – India e Mercosur – senza trascurare quelli storici.
L’assessore alla cultura Cristina Manetti ha richiamato il valore aggregante del vino: elemento di comunità, linguaggio universale, patrimonio da narrare con rinnovata consapevolezza.
Per il Comune di Firenze, Jacopo Vicini ha evidenziato l’impatto economico e turistico dell’evento, auspicando una sinergia strutturale tra pubblico e privato.

Il mio sguardo sulla Collection
Da osservatrice da alcuni anni del territorio, la parola che sintetizza tutto è una sola: reputazione. Il Chianti Classico non difende solo quote di mercato, ma un capitale simbolico costruito in un secolo di coesione consortile. In un’epoca in cui il vino è sottoposto a pressioni culturali e normative, la forza del Gallo Nero risiede nella credibilità. E la credibilità, come insegnava Max Weber, è figlia di un’etica della responsabilità: visione lunga, coerenza, capacità di attraversare le crisi senza smarrire identità. Il futuro non si improvvisa. Si coltiva. Come suggerisce l’etimologia stessa della parola “cultura”.




