Trump a ruota libera. Minaccia dazi doganali reciproci, addirittura inizialmente al 200% – bluff! -ritratta, minaccia, ritratta, minaccia di nuovo. <<Ci hanno derubato tutti. All’Ue tariffe del 20%, per le auto il 25>>.
Ieri, alle 22 ora italiana, dal Rose Garden della Casa Bianca, attesissimo l’annuncio – in parte prevedibile anche sull’entità reale del dazio – che colpisce in modo particolare il Made in Italy, che ha negli Stati Uniti il primo mercato per il consumo di vino. Il Tycoon Lo ha definito il giorno della liberazione (“Liberation Day”) e punta il dito: <<L’Ue nata per fotterci!>>.
Dazi al 10% a tutti dal 5 aprile, che aumentano a seconda dei Paesi dal 9 aprile. Per l’Italia (e l’Ue) sono al 20%, anche se i disagi per i produttori sono iniziati già a metà marzo, quando Trump ha minacciato dazi al 200% su vino e alcolici, determinando una spirale con ordini fermi nei magazzini o addirittura nei porti per via del blocco di fatto imposto dagli importatori americani, veri e propri navigatori a vista. E dovremmo pure ritenerci fortunati perché alla Cina è toccato il 34% (al Vietnam il 46, il 31 alla Svizzera). Gli unici due paesi non tassati – strano! – sono Russia e Corea del Nord.
Trump: <<Abbiamo applicato dazi dimezzati rispetto a quelli imposti a noi>>. In sostanza il meccanismo è questo: sulla bilancia deficit commerciale Usa e surplus commerciale di un altro paese, si è considerato il rapporto tra i due “piatti” e il risultato diviso per due è diventato il dazio.
Perché i dazi colpiscono in modo particolare l’Italia? Perché il nostro Paese è il maggiore esportatore di vino negli Usa nel panorama europeo, quindi rischia di più di nazioni produttrici come la Francia e la Spagna. Di più: tutto l’agroalimentare esportato nel paese a stelle e strisce vale 7,8 miliardi di cui il vino ne rappresenta 2, cioè il 25% del totale (l’export vinicolo in tutto si aggira sugli 8,1 miliardi). Si stimava una crescita del 3-4% annuo fino al 2027, trainata dal Prosecco, che continua a performare positivamente. Ma cosa accadrà ora?
Crollano i mercati. Il rischio è quello di trascinare in recessione interi Paesi. Per Federvini e il Governo si deve aprire il dialogo: no a guerre commerciali insensate. Intanto si attendono le prossime mosse dell’Ue, con Von der Leyen che tuona: <<Colpo all’economia globale, reagiremo>>. La linea per ora è quella della mediazione, con Germania pronta, se la trattativa non dovesse portare risultati, alla reazione (<<Siamo il mercato unito più grande del mondo. Dobbiamo usare questa forza>>, commenta il ministro dell’economia tedesca Robert Habeck).
In allarme i ristoratori Usa, pizzerie e ristoranti italiani in primis, a rischio chiusura, che della qualità delle materie prime rigorosamente “no fake” fanno una bandiera. Perché la pizza è, alla fine, un pasto sociale, e non si possono aumentare i prezzi più di tanto. Ristoratori che ora si trovano a fare i conti con un taglio dei costi che incida il meno possibile sul prodotto finale. Il punto su cui concentrarci è il seguente: la clientela americana, che vede il prodotto made in Italy come sinonimo di eccellenza, se il vino o un altro prodotto alimentare importato dal nostro Paese dovesse costare qualche dollaro in più, sarebbe disposta a spenderli? Su questo bisognerà lavorare nei prossimi mesi e su negoziati sereni ma fermi che portino avanti l’interesse nazionale delle tante aziende produttrici, parte importante del Pil. Il nostro Paese, che in Europa ha un peso, deve farlo veramente valere.
Meloni va all’elezione del presidente americano (fra i pochi leader presenti). Bene, ma quali risultati porta in concreto a casa?
Intanto sui cieli del Veneto appare la spirale luminosa generata – pare – dal razzo Falcon 9 di SpaceX, che ad alta quota si prepara, espellendo carburante, al rientro a terra previsto nell’Oceano Pacifico. Tutto regolare?
DAZI, TRUMP CONTRO TUTTI: È IL CAOS
