Verona torna a celebrare uno dei suoi prodotti più iconici: l’Amarone della Valpolicella. Il 30 gennaio e l’1 febbraio 2026 le Gallerie Mercatali di Veronafiere ospitano la 22ª edizione di Amarone Opera Prima, la rassegna annuale dedicata al grande rosso veneto per eccellenza. L’evento presenta al pubblico e agli operatori del settore il millesimo 2021, accompagnato da proposte gastronomiche legate alla tradizione locale e da un programma di talk e masterclass che intrecciano cultura, identità territoriale e prospettive future.
Più che una semplice vetrina di degustazione, questa edizione assume una valenza simbolica, inserendosi in un quadro nazionale particolarmente significativo: da un lato il riconoscimento della cucina italiana come patrimonio immateriale dell’Unesco, dall’altro l’avvicinarsi delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026. Verona avrà un ruolo da protagonista in quell’appuntamento sportivo, ospitando cerimonie legate alla chiusura e all’apertura dei Giochi e delle Paralimpiadi; Amarone Opera Prima si propone così come un trait d’union tra eccellenza vinicola e narrazione collettiva dell’Italia nel mondo.

La forza della manifestazione, da sempre, risiede nella sua capacità di coniugare tradizione storica e dinamiche contemporanee. L’Amarone — vino passito di grande struttura e longevità, ricavato da uve appassite di Corvina, Corvinone, Rondinella e talvolta Molinara — è da decenni un ambasciatore dell’enologia italiana nel mondo, presente nelle carte dei ristoranti più prestigiosi e nelle cantine di collezionisti internazionali.
A Verona, il Consorzio Tutela Vini Valpolicella ha costruito negli anni un racconto collettivo attorno a questo vino. La rassegna di fine gennaio segnò nel 2025 anche l’avvio delle celebrazioni per il centenario dell’ente consortile, con una partecipazione record di aziende, giornalisti e appassionati da oltre venti Paesi. È un segnale del ruolo che la denominazione continua a giocare nel panorama internazionale nonostante le difficoltà globali dei mercati del vino.
Sul fronte produttivo e commerciale l’Amarone mantiene un posizionamento di alta gamma: il metodo di lavorazione — che include l’appassimento delle uve per concentrare zuccheri e aromi — conferisce al vino una ricchezza, una complessità e una capacità di invecchiamento che pochi rossi italiani possono eguagliare. Questa caratteristica non solo lo rende ambito dagli intenditori, ma ne fa anche un simbolo di cultura del vino che trascende i confini locali.
Il rapporto con le Olimpiadi Milano-Cortina 2026 offre a Verona e alla Valpolicella una vetrina eccezionale. Durante i Giochi, infatti, la città scaligera e la sua identità culturale saranno in primo piano, attirando un pubblico internazionale e un’attenzione mediatica senza precedenti. In questo contesto, l’Amarone non è soltanto un prodotto da degustare, ma un elemento di racconto identitario, capace di incarnare storia, territorio e qualità.
Per il vino italiano, architettonicamente costruito di eccellenze radicate nei territori, eventi come Amarone Opera Prima rappresentano momenti di verifica, rilancio e visibilità globale. Mostrano come un prodotto tradizionale possa tenere insieme passato e futuro, contribuendo alla narrazione del Made in Italy enologico nel mondo, soprattutto in anni segnati da iniziative internazionali di grande rilevanza come le Olimpiadi.
Con queste prospettive, l’appuntamento veronese di fine gennaio non è solo una degustazione, ma una pagina significativa della storia contemporanea dell’Amarone: un vino che continua a interpretare, attraverso il suo carattere e la sua struttura, l’evoluzione del gusto e del mercato globale.




