Monte del Frà si presenta a Vinitaly 2026 con un progetto che non è solo il lancio di un vino, ma la dichiarazione di una visione: quella di un Custoza capace di sfidare il tempo. L’anteprima del Bonomo Sexaginta Custoza Riserva 2022 segna infatti un passaggio chiave, non solo per l’azienda, ma per un’intera denominazione che negli ultimi anni sta ridefinendo il proprio posizionamento qualitativo.
Monte del Frà è da tempo uno degli alfieri del Custoza nel mondo: una realtà che ha costruito la propria identità su precisione stilistica, profondità gustativa e una coerenza produttiva rara, contribuendo a dimostrare come questo bianco veronese possa andare ben oltre l’immediatezza per cui è stato a lungo conosciuto. Con la versione Riserva del Bonomo Sexaginta, nato per celebrare i sessant’anni della cantina, il discorso si fa ancora più chiaro: il tempo entra come elemento strutturale, non come variabile accessoria. L’affinamento più lungo non cerca potenza, ma articolazione, allungando il sorso e portando il vino verso una maggiore complessità aromatica, senza tradire quella cifra di equilibrio e riconoscibilità che è il tratto distintivo della casa.

“Vinitaly rappresenta per noi un momento privilegiato di incontro con stampa e operatori del settore”, commenta Marica Bonomo, ceo dell’azienda (in foto con il celebre Custoza Superiore Cà del Magro, grazie al quale il Custoza per la prima volta è entrato nella storia di Wine Spectator). “È il luogo ideale per condividere un percorso che mette il tempo al centro della nostra visione. Con il Bonomo Sexaginta Custoza Riserva abbiamo voluto dare ancora più spazio a questo elemento, lasciando che il vino evolvesse con maggiore calma, seguendo i propri ritmi naturali. A Verona lo presenteremo in anteprima in degustazione, mentre la sua uscita sul mercato è prevista a fine anno. Allo stesso tempo, la manifestazione sarà l’occasione per celebrare i vent’anni della Tenuta Lena di Mezzo, una tappa importante: un progetto che nel tempo ha arricchito la nostra visione, permettendoci di esplorare un territorio diverso ma complementare, in piena continuità con le nostre radici”.
Non è un caso che proprio un’azienda come Monte del Frà interpreti oggi la tipologia Riserva: il Custoza è entrato da poco in questa nuova fase della sua storia, con una menzione pensata per dimostrare in modo concreto il potenziale evolutivo della denominazione. L’introduzione della Riserva – prevista per vini con almeno dodici mesi di affinamento – rappresenta un cambio di passo culturale prima ancora che tecnico. Non si tratta più soltanto di valorizzare freschezza e fragranza, ma di lavorare sulla profondità, sulla stratificazione, sulla capacità del vino di trasformarsi nel tempo.
In questo senso, il Custoza Riserva diventa una lente attraverso cui leggere la maturità raggiunta dal territorio: un mosaico di suoli morenici, tra il Garda e le colline veronesi, dove l’arte dell’assemblaggio – Garganega, Trebbianello, Bianca Fernanda e altre varietà – si traduce in un equilibrio delicato, ma sempre più consapevole. Aziende come Monte del Frà dimostrano che dietro questa apparente semplicità si nasconde un lavoro di precisione e visione, capace di dare vini non solo gastronomici, ma anche longevi. Come ha più volte sottolineato Roberta Bricolo, presidente del Consorzio Tutela Vino Custoza Doc, il Custoza Riserva esalta il fattore umano e la visione imprenditoriale dell’azienda, con questa menzione si passa dal focus sul prodotto a quello sul produttore che lo firma, che mette il suo lavoro e le sue emozioni, un valore che è espresso da chi segue tutta la filiera produttiva, dal vigneto alla bottiglia. Le Riserve, assieme ai Superiore, sono le più alte espressioni del Custoza, frutto di ricerca, conoscenza del terroir e consapevolezza.
Il punto è proprio questo: il Custoza, per anni percepito come vino di pronta beva, oggi rivendica una nuova identità, fatta di tempo, attesa e profondità. Non tutte le aziende hanno scelto questa strada, ma quelle che ci credono stanno portando avanti un discorso fortemente identitario, dove il vino diventa espressione di una visione precisa e non replicabile. La Riserva, in questo senso, non è solo una tipologia, ma una dichiarazione di intenti.
Ecco perché l’attesa per il Bonomo Sexaginta Custoza Riserva 2022 è più ampia della singola etichetta: è la misura di un cambiamento in atto. E sarà interessante, a Verona, assaggiarlo per capire fin dove può arrivare oggi il Custoza quando incontra il tempo e la volontà di interpretarlo fino in fondo. E questo può accadere solo con produttori lungimiranti, seri e appassionati.




