Dal Consorzio del Brunello di Montalcino a quello del Chianti, passando per la Cia (una delle maggiori associazioni di categoria): il mondo del vino chiede prese di posizione rapide. Intanto Vinitaly fa sapere che sono confermati gli oltre tremila buyer americani (prevalentemente da Texas, Midwest, California, Florida e New York) attesi a Verona dal 6 al 9 aprile.
<<L’annuncio dei dazi americani al 20% su tutte le produzioni europee vini compresi andrà inevitabilmente a colpire duramente anche la nostra denominazione, che vede negli Stati Uniti il suo principale mercato di sbocco dove destiniamo oltre il 30% delle nostre esportazioni>>, spiega il presidente del Consorzio del vino Brunello di Montalcino Fabrizio Bindocci in merito ai dazi reciproci annunciati ieri sera dal presidente Trump. <<Queste tariffe di fatto riguardano tutte le principali economie del mondo che alimentano una guerra commerciale dove ne usciremo tutti sconfitti e più poveri. Per questo il danno rischia di oltrepassare i confini statunitensi. Queste misure avranno un effetto ad ampio spettro dove non solo il vino rischia di diventare un bene voluttuario sempre più inaccessibile per i consumatori, ma allo stesso tempo andranno a colpire settori cruciali anche per la nostra economia locale come l’enoturismo. Ci appelliamo alle istituzioni e alle diplomazie europee affinché riescano a trovare un accordo con gli Usa per scongiurare una penalizzazione che colpirebbe in maniera inesorabile tutte le imprese>>.
Si ragiona su vie alternative per l’export con Giovanni Busi, presidente del Consorzio del vino Chianti: <<Prendiamo atto con rammarico della decisione del presidente degli Stati Uniti sui dazi, ma non possiamo permetterci di restare fermi. È il momento di rafforzare la nostra presenza in nuovi mercati, a partire dal Sud America, dove l’accordo con il Mercosur può aprire grandi opportunità per il nostro vino. Allo stesso tempo, dobbiamo investire in Asia e iniziare a promuoverci in Africa e India per diversificare le nostre esportazioni e ridurre la dipendenza dagli USA>>.
Una misura che rischia di penalizzare pesantemente le esportazioni italiane negli Stati Uniti, ma che secondo Busi può diventare un’occasione per ripensare le strategie commerciali del settore. <<L’accordo di libero scambio tra Unione Europea e Mercosur deve diventare una priorità assoluta. L’Europa ora deve essere rapida nel rendere operativo questo trattato, perché è un modo per dare prospettive nuove alle aziende europee e nel caso del Chianti anche a tutto ciò che la presenza delle nostre aziende rappresenta: cultura, cura dell’ambiente, valorizzazione delle aree interne. Mercati come Argentina, Brasile, Uruguay e Paraguay rappresentano un’opportunità concreta per il nostro export>>.
Ma il Sud America non è l’unica direzione su cui puntare. <<Anche l’Asia offre prospettive enormi per il vino italiano. Dobbiamo investire su Cina, Giappone, Vietnam e Thailandia, mercati con un crescente interesse per i nostri prodotti. Allo stesso tempo dobbiamo iniziare a farci conoscere in Africa e India, aree in cui il consumo di vino sta crescendo e dove possiamo costruire nuove opportunità commerciali>>, continua Busi. <<Le istituzioni europee devono muoversi con decisione per aprire nuove vie all’export del vino italiano. Se i dazi USA impongono un cambio di rotta, allora dobbiamo sfruttare al meglio le alternative a nostra disposizione>>.
<<Serve subito una risposta ferma e immediata dell’Ue per aprire una trattativa e scongiurare una guerra commerciale con un’escalation devastante in cui perderebbero tutti>>, commenta il presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani, Cristiano Fini.  <<La politica dei dazi è sbagliata e controproducente. Adesso non bisogna andare in ordine sparso ma agire uniti come Europa, con un approccio non di sudditanza. Occorre un’azione diplomatica rapida, forte e decisa. Va recuperato quel sogno europeo di coesione che aveva animato i padri fondatori e che si è via via sgretolato, con gli Stati membri sempre più arroccati su posizioni e interessi nazionalistici, ritrovando un approccio condiviso e mirato per reagire alle forzature di Trump>>.
Si reputa necessario ridefinire le politiche di globalizzazione, che evidentemente stanno mostrando tutte le loro crepe, anche attraverso il ruolo del WTO. Si apre uno scenario incerto che ridisegnerà la geografia del nostro export.
Per quanto riguarda Vinitaly, martedì 8 aprile al Palazzo della Gran Guardia sarà presentata la prossima edizione di Vinitaly Usa (Chicago, 5-6 ottobre 2025).