Nel cuore delle Anteprime Toscane ho partecipato al Wine Tour della Chianti Classico Collection guidato dal Maestro Sommelier AIS Luca Marchiani, un percorso tecnico e narrativo che ci ha permesso di leggere il Sangiovese nel suo habitat naturale, attraversando UGA diverse per comprenderne le sfumature territoriali. L’obiettivo non era soltanto degustare, ma capire come il Sangiovese si sia espresso nelle annate recenti – 2022 e 2023, tutt’altro che semplici – e intravedere il potenziale luminoso della 2024, che promette di regalare interpretazioni di grande equilibrio e slancio.

Il Chianti Classico si estende su 70 mila ettari, di cui 10 mila vitati e circa 7 mila iscritti all’albo della denominazione. La produzione media degli ultimi dieci anni oscilla tra i 35 e i 38 milioni di bottiglie, esportate in 160 Paesi. La base ampelografica prevede minimo 80% Sangiovese fino al 100%, con possibilità di un 20% di altri vitigni a bacca rossa per Annata e Riserva. Dal 2027 la Gran Selezione segnerà un passaggio decisivo: almeno 90% Sangiovese e solo vitigni autoctoni per il restante 10%, escludendo gli internazionali. Un cambio che rafforza ulteriormente la centralità del vitigno simbolo. Oggi più che mai il Sangiovese dimostra di non aver bisogno di “correzioni”: mantiene freschezza, tensione e bevibilità anche in un contesto climatico complesso. La Gran Selezione, ricordiamolo, non è sinonimo di opulenza ma di precisione territoriale: è la lente d’ingrandimento dell’azienda, spesso da singola vigna, con almeno 30 mesi di invecchiamento e 6 mesi in bottiglia.

Prima tappa: Brancaia, UGA Radda in Chianti. La famiglia Widmer, biologico, visione contemporanea, tre tenute in Toscana. Radda è freschezza, drenaggio, altitudine. Il Chianti Classico 2024, 100% Sangiovese affinato in acciaio e cemento, è quasi un manuale del vitigno: frutto croccante, tensione vibrante, tannino morbido ma presente, sviluppo volumico elegante. Cambiando temperatura di servizio mostra una versatilità gastronomica sorprendente. La Riserva 2023 (Sangiovese con piccola quota di Merlot) esprime maggiore profondità e intensità: frutto più maturo, spezie dolci, trama tannica incisiva. In questa annata complessa il Merlot arrotonda e dona eleganza, anche se leggermente smussa il profilo più tagliente tipico di Radda.

Seconda tappa: Castello La Leccia, UGA Castellina in Chianti, nella parte più alta del comune, su suoli galestrosi fino a 500 metri di altitudine. La Gran Selezione Bruciagna 2022, da singola vigna a 500 metri, è tra i vini che ci hanno colpito di più alla Chianti Classico Collection. Si presenta con un profilo aromatico avvolgente e delicatissimo, persino più fine della Riserva: scorza di agrumi e ciliegia, lampi di cioccolato e cacao, spezie nitide come chiodi di garofano e pepe nero, con un tocco di paprica affumicata, per chiudere su un ricordo di gheriglio di noce. Al palato non è un vino giocato su potenza, estratto o concentrazione, ma sulla rarefattezza: la trama tannica è ancora esuberante, ma la piacevolezza è tremenda. Qui il Sangiovese, coltivato su galestro a 500 metri, restituisce un vino di grande espressione territoriale e di evidente vocazione alla longevità. Abbiamo degustato anche la Riserva 2022, proveniente da due parcelle selezionate. In questo caso si avverte l’apporto del legno, presente ma non invadente. Il sorso rimane appagante e scorrevole, con una complessità giocata su spezie, leggere note balsamiche e una profondità coerente con il carattere di Castellina.

Terza realtà: Villa a Sesta – Tattoni, UGA Castelnuovo Berardenga, estremità meridionale della denominazione. Territorio più caldo, ma capace di nerbo e salinità. Il Chianti Classico 2024 (100% Sangiovese, cemento) è succoso, identitario, floreale, con una bella componente vegetale e una salinità che dona profondità. L’alcol si percepisce leggermente più che altrove ma resta in equilibrio. La Riserva 2023, affinata in botte grande, dimostra che anche in un’annata segnata dalla peronospora si può ottenere un vino di struttura ed eleganza: frutto più scuro, note balsamiche, tannini consistenti ma ben integrati. Qui il sud del Chianti Classico si esprime con carattere, senza eccessi di maturità.

Chiusura a Castello di Meleto, UGA Gaiole in Chianti, la più estesa e sfaccettata. Il Chianti Classico 2024 (95% Sangiovese, 5% Merlot) è scattante, nervoso, con acidità importante ma mai aspra. Frutto scuro e tensione convivono in equilibrio. Non ha la lunghezza di una Riserva, ma è un vino centrato e quotidianamente nobile. La Gran Selezione Poggiarso 2022, 100% Sangiovese, offre un profilo speziato e terroso affascinante: carbone, erbe essiccate, agrume finale. Ampio, succoso, con acidità tesa che sostiene la materia e un finale raffinato di legni nobili e spezie fini.

Le annate raccontano molto: la 2022 calda e muscolare, la 2023 complessa e selettiva, la 2024 equilibrata e promettente. In tutte, il Sangiovese del Chianti Classico ha dimostrato resilienza e riconoscibilità. Una piccola nota critica? Alcune interpretazioni cercano ancora nel legno o nei vitigni internazionali un sostegno che il territorio potrebbe offrire autonomamente. Ma la direzione intrapresa – centralità del Sangiovese, precisione, sostenibilità e rispetto per il territorio – è chiara e convincente.
Il nostro viaggio nel mondo del Chianti Classico proseguirà presto in Toscana: torneremo a visitare altre realtà che ci hanno incuriosito durante la Collection e che vogliamo raccontare direttamente in loco. Perché oggi il Chianti Classico è uno dei luoghi dove il Sangiovese parla con la voce più autentica e contemporanea.