Capodanno è il momento in cui il vino esce dalla sua dimensione tecnica ed entra nella nostra esperienza più personale: non è solo materia da degustare, ma linguaggio, atmosfera, complice dei ricordi che stiamo per archiviare e di quelli che siamo pronti ad accogliere. Anche quest’anno il mondo delle bollicine ha qualcosa da raccontare con autenticità e profondità. A settembre 2025 l’International Wine Challenge, uno dei concorsi più rigorosi al mondo, ha consacrato per la prima volta un vino inglese come Champion Sparkling Wine, un traguardo che pochi avrebbero immaginato solo qualche stagione fa. Il premio è andato al Blanc de Blancs 2016 Magnum di Nyetimber, un metodo classico prodotto nella contea di West Sussex, dove Chardonnay di alta qualità e clima evoluto si incontrano per dare bollicine di grande finezza, freschezza e complessità: un segnale forte della nuova geografia delle eccellenze spumantiere mondiali, che vede territori fino a ieri periferici competere con i grandi classici europei.
Questo non significa certo che Champagne non resti il riferimento culturale e simbolico per i brindisi più celebrativi: la regione francese continua a produrre vini di straordinaria finezza, frutto di secoli di esperienza artigianale e di un terroir unico. Gli Champagne tendono oggi verso profili più secchi e vibranti — Brut e Extra Brut rappresentano la maggioranza delle cuvée prodotte — con una predilezione per dosaggi minimi che esaltano la purezza delle uve e l’eleganza minerale dei vini. In queste espressioni meno zuccherine, l’assemblaggio delle tre grandi varietà champenoise — Chardonnay, Pinot Noir e Pinot Meunier — si fa gesto raffinato: alcune cuvée nascono da blend di Grand Cru e Premier Cru, con aromi di agrumi, lievito e crosta di pane che si integrano in un sorso che parla di eleganza e di tempo.
Champagne non è un’unica cosa, ma tante storie: ci sono cuvée più ampie e strutturate, altre più snelle e vibranti, e persino i pochi esempi di Pinot Noir in purezza a zero dosaggio che mostrano come la complessità sia possibile anche nella sobrietà. È un mondo che resta affascinante, e spesso sorprendente: scegliere oggi una cuvée Brut ben bilanciata vuol dire mettere nel calice un pezzo di storia enologica e di raffinata convivialità.
Nel frattempo, fuori dal giro tradizionale della Champagne, regioni come l’Inghilterra si affacciano prepotentemente alla ribalta, non più come curiosità ma come realtà consolidata. Questo ribalta un pregiudizio: le bollicine di qualità non sono più un’esclusiva francese, e nuove geografie enologiche si stanno imponendo grazie all’adattamento climatico e all’audacia produttiva.
Non vanno poi trascurate le grandi interpretazioni italiane del metodo classico, che quest’anno hanno raccolto consensi e riconoscimenti nei concorsi internazionali: aziende come Ferrari Trento si confermano tra i produttori più premiati al mondo, mettendo insieme fedeltà al terroir, disciplina tecnica e personalità di cuvée eleganti e dinamiche.
Per chi ama accompagnare il brindisi a un pasto che attraversa antipasti, piatti di mare e secondi più strutturati, la scena italiana offre ancora spumanti che sanno dialogare con i sapori: dai rosé più sapidi alle riserve più complesse, il segno di un’artigianalità che parla di territorio senza cedere alla piattezza.
Ecco allora che la lista delle possibilità per Capodanno – di cui vi parlerà in maniera approfondita il nostro doctor sommelier nella sua rubrica “L’angolo del sommelier” – non è una classifica rigida, ma un invito alla curiosità: nel calice uno Champagne Brut ben dosato può raccontare eleganza e storia, un Blanc de Blancs inglese può stupire per freschezza e precisione, e uno spumante italiano di metodo classico può accompagnare con naturalezza l’intero pasto. In un brindisi che guarda al domani, la qualità non è un’etichetta da esibire, ma una conversazione di sapori, territori e culture che si incontrano in un sorso condiviso.



