Wine Paris continua a imporsi come uno dei luoghi in cui oggi si misura davvero la geografia del vino globale. Non solo per i numeri o per la qualità degli operatori presenti, ma per la capacità di intrecciare mercato, cultura e sistemi di legittimazione internazionale. È in questo contesto che si inserisce la presenza di alcuni produttori all’interno dell’area curata dal Concours Mondial de Bruxelles, riservata alle aziende insignite delle sue medaglie: uno spazio che non è una semplice vetrina, ma una sorta di certificazione pubblica di qualità, messa direttamente a confronto con buyer, stampa e professionisti di tutto il mondo.
Il Concours Mondial de Bruxelles nasce nel 1994 con l’obiettivo dichiarato di offrire una valutazione rigorosa, indipendente e realmente internazionale dei vini. Nel tempo si è trasformato in uno dei concorsi enologici più autorevoli a livello mondiale, itinerante per vocazione, capace di spostarsi tra Paesi e continenti per intercettare la diversità dei terroir e dei mercati. Il suo punto di forza resta una giuria composta esclusivamente da professionisti – enologi, buyer, giornalisti, sommelier – e una metodologia di degustazione che punta a valorizzare la bevibilità, l’equilibrio e la coerenza stilistica dei vini, più che l’effetto spettacolare. L’idea della collettiva dedicata ai vini medagliati, inserita in fiere strategiche come Wine Paris, nasce proprio da qui: trasformare il premio da riconoscimento statico a strumento attivo di promozione e relazione commerciale.


All’interno di questa collettiva, a Wine Paris 2026 (9–11 febbraio, Paris Expo Porte de Versailles), sarà presente anche Albino Armani – Nel Vino dal 1607, storico produttore italiano che torna sulla scena francese forte della Médaille d’Or ottenuta dal Clè Trento DOC Dosaggio Zero 2019 (in foto con la famiglia). Una presenza che non è casuale: il concorso offre infatti ai vini premiati l’opportunità di esporre in uno spazio riconoscibile e autorevole, dove il dialogo con il mercato parte da un presupposto di qualità già validato.
Il Clè è un Trentodoc da Pinot Nero e Chardonnay che interpreta con precisione l’idea di spumante di montagna. Nasce da vigneti coltivati tra l’Altopiano di Brentonico e la Vallagarina, fino a quote prossime ai 700 metri, su suoli magri e basaltici ricchi di scheletro. Il millesimo 2019 ha favorito acidità, tensione e fragranza aromatica, elementi che trovano sintesi in un Dosaggio Zero capace di coniugare verticalità e profondità, dopo almeno 36 mesi di permanenza sui lieviti. Non è solo un esercizio tecnico, ma l’espressione di una visione produttiva coerente, che fa dell’altitudine una cifra identitaria.
Come ricorda l’azienda, la spumantistica di montagna è una scelta che richiede rigore e continuità. <<Sono proprio le caratteristiche del territorio alpino e l’altitudine ad accomunare tutte le nostre realtà, dal Trentino al Friuli fino a Marano di Valpolicella. In ogni area dove produciamo vino abbiamo sempre cercato di ritrovare uno spirito di casa>>, sottolinea Albino Armani.
Una dichiarazione che aiuta a leggere il Clè non come un progetto isolato, ma come parte di un disegno più ampio, che attraversa territori diversi mantenendo una coerenza stilistica e culturale.
Accanto al Clè, nello spazio del Concours Mondial de Bruxelles, saranno presentate anche altre etichette provenienti dalle tenute di Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Trentino, offrendo una visione articolata del lavoro della famiglia Armani.
In questo senso, Wine Paris si conferma non solo come fiera commerciale, ma come piattaforma di narrazione del vino contemporaneo: un luogo dove premi, territori e strategie aziendali dialogano apertamente. La scelta del Concours Mondial de Bruxelles di portare i vini medagliati dentro la fiera rafforza questo modello, trasformando il riconoscimento qualitativo in un’esperienza concreta di mercato. E per i produttori italiani presenti, come Albino Armani, rappresenta un modo efficace per parlare al mondo – perché il vino oggi va pensato al di là dei propri confini – senza rinunciare alla profondità del proprio racconto. Con la consapevolezza che i premi non bastano più: ciò che serve è comunicare meglio i vini vincitori.