Ieri, 7 febbraio, alle Terme De Montel di Milano ha aperto i battenti Casa Toscana, un progetto di promozione territoriale curato dalla Regione Toscana per raccontare, durante le Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026, la Toscana non come stereotipo, ma come una regione in dialogo con culture, sapori, visioni e identità contemporanee.
La cerimonia inaugurale, riservata a stampa e istituzioni, ha tracciato il senso profondo di questo quattro giorni: non una semplice vetrina, ma un racconto stratificato di territori e persone, immerso nel cuore di una manifestazione globale. Nel corso della cena di apertura è intervenuto il sindaco di Olimpia, in Grecia, luogo dove i Giochi Olimpici ebbero origine nel 776 a.C., ricordando come lo spirito olimpico nasca fin dall’inizio come messaggio di pace. Un richiamo potente e attuale in un mondo segnato da conflitti, che ha riportato al centro il valore universale dei Giochi: lo sport come linguaggio di dialogo, rispetto e convivenza. Un messaggio in continuità ideale con il senso più profondo dell’Olimpiade contemporanea.

Le Terme De Montel non sono scelte a caso come teatro di questo progetto. Dopo decenni di abbandono, lo storico complesso – con oltre 16.000 metri quadrati di spazi termali, dieci vasche termali certificate dal Ministero della Salute e un parco nel verde – è stato riportato alla luce con un restauro filologico che ne ha restituito l’anima liberale e urbana. Costruite negli anni ’20 dall’architetto Vietti Violi, le ex scuderie in stile Liberty oggi offrono un’esperienza di benessere che diventa linguaggio culturale: il tempo lento, la cura di sé, il dialogo tra corpo e mente. Un progetto che porta a Milano il know-how e l’eredità termale maturata in uno dei luoghi simbolo del benessere italiano, le Terme di Saturnia, reinterpretandone la visione in chiave urbana e contemporanea.

Casa Toscana si svolge fino al 10 febbraio e si articola in quattro serate tematiche che attraversano la cultura, l’arte e l’enogastronomia toscana in dialogo con il mondo.
La prima, ieri, ha inaugurato il percorso con una cena d’autore accompagnata da un concerto per pianoforte dedicato al Mascagni Festival. La musica di Pietro Mascagni, parte integrante della tradizione musicale toscana, diventa qui ambasciatrice di creatività e visione: un festival che, pur radicato nella sua terra, guarda all’internazionalità e alla contemporaneità, dialogando con eventi globali nel cuore delle Olimpiadi.
Stasera, 8 febbraio, il palcoscenico si sposta verso il Carnevale di Viareggio. Alle Terme De Montel le atmosfere e i colori di questa tradizione carnascialesca prenderanno forma attraverso musica, costumi e artigianato: un’occasione per far dialogare la cultura popolare con la sensibilità di un pubblico internazionale. La Toscana qui non si racconta come folklore, ma come energia viva, capace di trasformare il proprio patrimonio in esperienza condivisa.
Il 9 febbraio sarà la serata dedicata ai 100 anni di Turandot, l’opera che ha tracciato una delle vie più alte dell’Italia nel repertorio lirico mondiale. Il legame con la Toscana, in questo caso, non è solo geografico ma simbolico: è un invito a guardare il patrimonio culturale non come arcaico retaggio, ma come chiave di interpretazione del presente. Accanto a questo focus, protagoniste saranno le Lady Chef toscane, un gruppo di donne ristoratrici e cuoche dell’Unione Regionale Cuochi Toscani che fondono tradizione locale e innovazione, restituendo la Toscana come destino di gusto e creatività.
La serata conclusiva di martedì 10 febbraio, intitolata World Olympic Journey, è pensata come momento di dialogo e confronto internazionale tra città e realtà legate al mondo olimpico. Sarà l’occasione per proiettare Casa Toscana oltre i confini della performance singola, legandola a una visione di rete, scambio e futuro possibile.
Casa Toscana non è solo una serie di eventi, ma un progetto narrativo a più livelli. Di giorno, gli ospiti delle Terme De Montel possono vivere percorsi di benessere tematici, legati alle eccellenze enogastronomiche toscane: degustazioni, prodotti tipici e vini simbolo della regione si mescolano al tempo lento dell’esperienza termale. A Milano, nel più grande parco termale urbano d’Italia, la Toscana si presenta come destinazione turistica e culturale oltre che culinaria: un luogo in cui il vino non è accessorio, ma parte integrante della conversazione sensoriale.
In questi quattro giorni, tra musica, terme, arte e sapori, Casa Toscana offre un racconto della Toscana del 2026 – una regione che sa guardare al futuro senza rinunciare alla profondità delle proprie radici. È un invito a esplorare territori, visioni e persone, un piccolo viaggio dentro una dimensione culturale che sa trasformarsi pur restando fedele a se stessa. E in questo contesto olimpico, che chiede confronto e apertura, Casa Toscana dimostra che il benessere, l’enogastronomia e la cultura possono diventare linguaggi di dialogo internazionale.

LA TOSCANA DEL VINO

Raccontare la Toscana attraverso il vino significa, inevitabilmente, raccontare una civiltà. Perché qui il vino non è mai stato solo un prodotto agricolo, ma una forma di linguaggio, un fatto culturale, un gesto identitario che attraversa secoli di storia, arte, spiritualità e paesaggio. È una regione che ha insegnato al mondo cosa significa eccellenza culturale già nel Rinascimento, quando Firenze, Siena, Pisa e Lucca erano centri propulsori di pensiero, arti e scienza. La Toscana è stata grande nell’arte figurativa, nell’architettura, nella letteratura, ma anche nella musica: dalla tradizione lirica ai grandi compositori nati o formatisi qui, come Giacomo Puccini e Pietro Mascagni, che hanno portato nel mondo un’idea di bellezza profondamente italiana. La lirica, come il vino, nasce da un territorio e diventa universale.
Oggi questa eredità continua a vivere in una Toscana che sa essere destinazione turistica colta e trasversale: non solo città d’arte, ma cammini religiosi, itinerari archeologici, borghi scolpiti nel tufo, parchi minerari e percorsi di turismo industriale, che raccontano il lavoro, la materia, l’ingegno. Dalla Populonia etrusca affacciata sul mare, unico esempio di città etrusca costiera, alla Maremma più aspra e selvaggia, fino ai distretti manifatturieri che hanno fatto scuola nel mondo.
La Toscana è compatta nel suo racconto: dalla costa all’entroterra, dalle isole alle montagne, senza fratture. È artigiana e contemporanea, rurale e internazionale, capace di accogliere il viaggiatore lento come il cicloturista, grazie a una rete di percorsi che attraversano colline, vigneti, strade bianche e borghi sospesi nel tempo.
E poi c’è il vino. Anzi, ci sono i vini. La Toscana è terra d’elezione del Sangiovese, vitigno identitario che cambia volto e voce a seconda del luogo: austero e profondo nel Brunello di Montalcino, elegante e strutturato nel Chianti Classico, raffinato e longevo nel Nobile di Montepulciano, autentico e territoriale nel Morellino di Scansano, grande rosso maremmano che unisce sole, macchia mediterranea e carattere.
Accanto ai grandi nomi, esiste una costellazione di territori meno raccontati ma di enorme fascino. San Gimignano, con le sue torri, custodisce la Vernaccia, uno dei grandi bianchi storici italiani, verticale, salino, capace di sorprendere nel tempo. In Maremma, tra natura selvaggia e suoli complessi, nascono vini di personalità forte: dal Montecucco, sulle pendici del Monte Amiata, ai rossi delle Colline Metallifere, come il Monteregio di Massa Marittima.
La costa regala bianchi luminosi e mediterranei: Vermentino, Ansonica, vini che sanno di luce e vento. E proprio lì, affacciata sul mare, la Toscana ha riscritto la propria storia enologica con Bolgheri. Come non ricordare il celebre viale dei cipressi che conduce al borgo medievale, tra colline vista mare, dove nascono i leggendari Super Tuscan e i Bolgheri DOC: blend eleganti di Cabernet Sauvignon, Merlot e Syrah, simbolo della rinascita del vino toscano e della sua capacità di dialogare con il mondo senza perdere identità. Proseguendo verso Castagneto Carducci e Suvereto, il paesaggio si fa più intimo, tra vigne e macchia mediterranea, dando vita a rossi intensi, profondi, longevi.
La Toscana è anche isole. L’Isola d’Elba, famosa per essere stata il luogo dell’esilio di Napoleone, è oggi una piccola perla vitivinicola: qui il vino nasce da vitigni come Aleatico, Ansonica e Vermentino, in un dialogo continuo tra mare, vento e suoli minerali. Sì, in Toscana si fa vino anche sulle isole, e raccontarlo significa ampliare lo sguardo.
E ancora, la Maremma del tufo: Pitigliano, borgo scolpito nella roccia, culla del Bianco di Pitigliano, vino minerale, elegante, che riflette un paesaggio unico e una storia millenaria.
Accanto al Sangiovese, la Toscana ha dimostrato di saper interpretare con maestria anche vitigni internazionali: Merlot, Cabernet, Syrah, capaci qui di trovare profondità e stile. Non è un caso se proprio in Toscana nasce il primo esempio italiano di Toscana Wine Architecture, una rete di cantine d’autore che unisce vino, architettura e arte contemporanea. Tra queste, Rocca di Frassinello, in Maremma, progettata da Renzo Piano, è emblema di una visione in cui il vino diventa spazio culturale. In molte cantine, dall’area del Chianti alla Maremma, l’eredità etrusca e contemporanea si intreccia con collezioni d’arte e installazioni di artisti come Michelangelo Pistoletto, rendendo l’esperienza enologica un viaggio estetico.
Non è un dettaglio che siano stati proprio gli Etruschi, in queste terre, tra i primi a coltivare la vite in Italia, trasformando il vino in simbolo di prestigio e convivialità. Un’eredità che oggi rivive in una Toscana che non si limita a produrre grandi vini, ma li inserisce in un racconto più ampio: culturale, storico, paesaggistico.
Dagli iconici Chianti Classico, Brunello di Montalcino e Nobile di Montepulciano, ai Super Tuscan e ai Bolgheri, fino ai bianchi sapidi della costa e alle perle meno note dell’entroterra, la Toscana si conferma come una delle poche regioni al mondo capaci di offrire un atlante del vino completo, coerente e profondamente identitario.
Ed è forse proprio questa la sua forza più grande: saper essere contemporanea senza tradire le proprie radici. Una Toscana che si racconta attraverso il vino, sì, ma che nel bicchiere porta con sé arte, storia, cammini, artigianato, archeologia, paesaggio. Una Toscana da bere, ma soprattutto da capire. E da scoprire.