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Immaginiamoci per un attimo la classica degustazione di vini aperta al pubblico, non tanto Cantine Aperte, perché se da un lato consente agli amanti del vino di prendere contatto diretto con le aziende vitivinicole, dall’altro in un week-end – che quest’anno sarà il 24 e 25 maggio – impone delle scelte territoriali limitate a un’area produttiva circoscritta. A parte anche le tantissime cantine che consentono visite guidate in buona parte dell’anno, con degustazioni standard o selettive in base al costo, ovviamente dedicate specificatamente alle etichette dell’azienda. Le realtà più significative sono oggi quelle che raccolgono in un unico spazio talvolta anche ristretto, molti produttori legati da un progetto comune che può essere territoriale o tematico. Certe location sono anche suggestive dal punto di vista storico, distribuendo i numerosi banchetti dei vignaioli uno accanto all’altro. Oggi dunque l’offerta è davvero ampia, partendo dalle tante rassegne di Anteprima, prettamente legate a un solo ambito territoriale o a una determinata denominazione. Ce ne sono di aperte ai soli professionisti di settore, pertanto l’accredito dipende dall’essere produttori, distributori, ristoratori, oppure sommelier o giornalisti della stampa dedicata. Altre situazioni ufficialmente aperte a tutti, prevedono un costo per il biglietto volutamente alto, per dare un primo “taglio” selettivo ai consumatori interessati. Negli ultimi anni queste ultime si sono davvero moltiplicate e talvolta offrono al pubblico anche la possibilità di comprare il vino direttamente (mostre mercato), “rosicchiando via” un po’ del pubblico dalle grandi fiere di sempre, ovvero lo storico Vinitaly, la cui prossima 57^ edizione si svolgerà dal 6 al 9 aprile; e il Prowein di Duesseldorf – dal 16 al 18 marzo – due importanti eventi in Europa e nel mondo, che raccolgono pubblico da ogni continente e rappresentano un giusto equilibrio fra professionisti e amatori. Un altro esempio è Champagne Experience a Modena, evento annuale creato nel 2017 da Excellence-SIDI (Società Italiana Distributori e Importatori), in pratica il consorzio italiano che distribuisce sul nostro territorio la maggior parte degli Champagne. L’elenco continua potendo citare Fermento Emilia, espressamente dedicata alle bollicine naturali emiliane, la cui prossima edizione sarà a Montecchio Emilia il 4 e 5 maggio, non ultima, la rassegna Vignaioli Contrari, la mostra mercato di vini artigianali che raggiunge la 9^ edizione il 10 e 11 maggio presso la storica Rocca Rangoni di Spilamberto (MO). Come vedete, per chi si diletta in questo mondo, maggio si preannuncia come un mese assai fitto!
Vorrei però spostare l’attenzione su un’altra importante rassegna, ovvero FIVI, Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti; la cui guida è cambiata e dal 13 di febbraio vede come Presidente Rita Babini, vignaiola romagnola, ma che grazie alla volontà di Leonildo Pieropan che ha contribuito significativamente alla sua fondazione, oggi rappresenta davvero la più estesa degustazione territoriale italiana. La visione innovativa di Leonildo Pieropan, prematuramente scomparso nel 2018, sempre volto al continuo miglioramento della qualità del vino, ha portato i suoi valori anche all’interno della FIVI, che da Piacenza nelle ultime due edizioni si è spostata a Bologna, per crescere con gli spazi espositivi. Proprio con Andrea Pieropan, membro del consiglio direttivo FIVI, in un recente incontro in cantina, abbiamo ripercorso alcune tappe importanti di questa federazione, sottolineando che il cambio di città era necessario, anche per la centralità logistica di Bologna; seppure nell’ultima edizione, dal punto di vista organizzativo della Fiera, in concomitanza sono state aperte altre due manifestazioni minori, di altri settori merceologici che più che ottimizzare lo sfruttamento degli spazi  espositivi hanno mandato in crisi i parcheggi per operatori e pubblico. <<Siamo molto soddisfatti della grande partecipazione alla scorsa edizione del Mercato dei Vini dei Vignaioli Indipendenti. Ci tengo a focalizzare l’attenzione sulla Fiera anche a distanza di qualche mese dalla sua conclusione perché il lavoro dei singoli vignaioli nostri associati è di assoluto impegno, passione ed etica in un mondo che sembra spesso perdere di vista i suoi valori fondanti. Già il primo giorno abbiamo registrato una crescita dei visitatori>>.
 <<Questo evento, aperto a tutti gli appassionati del buon vino e dell’olio di qualità, si sta radicando rapidamente in città, grazie anche alla collaborazione del Comune di Bologna, degli associati di Confcommercio Ascom e di AMO>>, è il commento di Gianpiero Calzolari, presidente di BolognaFiere. Ma sulla volontà di perfezionare FIVI, giunto alla sua tredicesima edizione, non vi sono dubbi; l’obiettivo è anche poter garantire l’adeguata superficie al sempre più ampio numero di federati, che è cresciuto fino a oltre 1.700. A bologna erano presenti infatti ben 1.008 vignaioli per un totale di oltre 8.000 etichette, raccolti nei grandi padiglioni 29 e 30, con uno spazio individuale certamente maggiore di quanto potesse offrire Piacenza.
Ancora sui numeri, prima di dedicarci al piacere delle degustazioni, possiamo rilevare 28.000 presenze per l’edizione 2024, sottolineando anche che, oltre i nostri produttori nazionali, sono state accolte le associazioni bulgara e slovena appartenenti a CEV – Confédération Européenne des Vignerons Indépendants – e 32 aziende iscritte alla FIOI (Federazione Italiana Olivicoltori Indipendenti), che hanno portato in degustazione eccellenze della loro produzione, rendendo sempre più solido il gemellaggio FIVI-FIOI. Oltre agli appuntamenti fissi delle masterclass in collaborazione con ALMA di Parma e PAU (Panificatori Agricoli Urbani).
In fondo la ricetta vincente di FIVI è proprio quella di aprire simultaneamente tutte le cantine aderenti, dalle Alpi all’Etna a un pubblico di appassionati, anche molto giovane, che si dedica alla ricerca dei propri vini del territorio nazionale, auspicabilmente comprando anche. Certamente i piccoli produttori, di vetrine come FIVI hanno bisogno, soprattutto in questi ultimi due anni, dopo il boom after covid del 2022.
Ma veniamo alla degustazione, proprio con l’idea di essere di fronte come a una immensa cantina che ci offre in assaggio tutte le uve d’Italia in tutte le loro possibili declinazioni. Ci sono viticoltori anche piccoli, piccolissimi che incontrano di certo quel pubblico alla ricerca dei prodotti di nicchia, delle etichette realizzate in poche migliaia di bottiglie e quando il vino è finito, si va all’annata successiva. Con questo criterio di base, ho voluto selezionare alcune cantine, con un lavoro minuzioso a priori, anche per stabilire una road-map fra le innumerevoli etichette a disposizione per gli assaggi. Anche perché è improbabile assaggiare tutto, persino avendo a disposizione due giorni. Eppure si vedono alcuni gruppetti di giovani che affrontano il costo del biglietto, non economico, per lanciarsi in un metodico assaggio di ogni singola etichetta, banchetto dopo banchetto, corsia dopo corsia, per entrambi i padiglioni. Mi sento di poter dire che non è questo il metodo, ricordando anche che a queste fiere spesso si arriva in auto e, prima o poi, qualcuno deve guidare verso casa.


Oggi porto all’attenzione in particolare il Friuli, la Sardegna e la Sicilia, tanto per spaziare simbolicamente da nord a sud del nostro infinito vigneto nazionale. Non dimenticando Pieropan, per primo, in particolare con il suo Soave Classico DOC La Rocca 2020, a significare la longevità di questo vino, poi naturalmente l’Amarone della Valpolicella DOCG Riserva 2018 Selezione Vigna Garzon, che non abbisogna di ulteriori presentazioni. Per il Friuli, alla ricerca di quei produttori di nicchia che avvalorano FIVI, segnalo Ferlat con il suo Collio DOC e, in particolare, Andrea Drius con Terre del Faet e Pinot Bianco. Voliamo rapidi in Sardegna, questione in verità di pochi metri di banchetti, e siamo già in casa Tanca Raina, custodi del Vermentino di Gallura Superiore DOCG e, per l’altro vitigno di cui l’isola va fiera, il Carignano, segnalo Cantina Cargiaghe con Alghero Rosso DOC Vigneti Bacchileddu (80% Carignano, 20% Cabernet Franc). Cambiamo isola, andando a visitare la zona dell’Etna, già alla ribalta da alcuni anni per le eccezionali caratteristiche del suolo vulcanico, in particolare per i vini bianchi da uve Carricante e Catarratto, ma non solo. Tre le cantine selezionate: I Custodi delle Vigne dell’Etna con Saeculare, Etna DOC Rosso Riserva e Imbris Etna Bianco Superiore DOC; di Palmento Costanzo, con una rosa di etichette importante, oltre al Contrada Cavaliere e Mofete per l’Etna Bianco, la Contrada Santo Spirito da cui i suoi Etna Bianco DOC ed Etna Rosso DOC; ma anche un Metodo Classico Etna DOC Brut, oltre al prezioso rosso Prefillossera, vino da invecchiamento; non ultimo, Terra Costantino, con il Contrada Blandano da cui le DOC Etna Bianco e Rosso da vecchie vigne e il Contrada Praino con l’Etna Bianco superiore DOC.
E se non vi accontentate di questa particolare selezione geografica, non dovete far altro che aspettare la prossima edizione FIVI, visitarne il sito e studiare chi fra le migliaia di cantine potrà portarvi ad assaggiare i suoi vini. La ricerca di queste cantine è tutto l’anno presso le aziende, nei territori, parlando con le persone, respirando l’anima dei luoghi.