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I consigli
del nostro doctor sommelier
Thomas Coccolini Haertl
Speciale San Valentino
Un evento speciale, quello di San Valentino, che anticamente era una festività religiosa e ancor prima si fa risalire all’antica Roma. Il 14 di febbraio oggi è usanza dedicarsi ai propri cari rilanciando l’amore di coppia in particolare attraverso la simbologia del cuore, con il rito dello scambio di doni.
I Media ci avvisano dell’avvento di questa festività, attraverso spot pubblicitari che propongono profumi, gioielli, dolci cioccolatini e altre squisite affinità. Oltre il rito del dare e ricevere regali, è usanza unirsi per cena in un romantico incontro a lume di candela e tutti i ristoranti si sono specializzati da anni nell’organizzare serate che possano rimanere indelebili nella memoria di tutte le coppie. Persino i menù proposti sono dedicati e arrivano al dolce finale che spesso ritorna a quella forma di cuore che del resto rappresenta l’unione e oggi, ancor più è un messaggio d’amore universale che tanti riproducono unendo indice e pollice delle due mani, simmetricamente per uno scatto fotografico da diffondere sui social.
Su queste note dolci, la cena si prolunga, allora perché non proporre un eccellente fuoripasto che possa ancor di più esaltare l’atmosfera e i ricordi. Per una occasione speciale, ci deve essere qualcosa di speciale. Spesso non ci si lascia coccolare da un distillato, ad esempio, per finire una serata, ma oggi, San Valentino, l’idea è quella di assaporare, con il giusto bicchiere, qualcosa di memorabile.
Per questo il suggerimento è di una grappa, di un rum e di un whisky per provare ad accontentare tutti i gusti. Tre alcolici potenti che rientrano nell’affascinante mondo dei distillati. Per la grappa, Nonino, con la sua Riserva 8 Anni in barrique, ci presenta qualcosa di diverso dalla diffusa immagine dei White Spirit, con un colore elegantemente oro brillante tendente all’ambra chiaro. La tradizione di famiglia di questa storica distilleria italiana lavora nel segno della qualità grazie alla distillazione discontinua, proprio come accade ancora in Scozia per i Single Malt, di cui oggi propongo qualcosa di straordinario come il Benriach, Four Cask Matured 21 Years of Age, dallo Speyside. Nel mezzo, per così dire, ci può stare un rum indonesiano per nulla allineato a certe realtà commerciali dai sapori piuttosto stereotipati e scontati, ovvero il Naga Batavia Arrack Anggur Edition, che passa appunto anche da botti di maturazione del vino, in particolare del Saint-Emilion Grand Cru.
Come tutti i distillati, la cosa più importante è l’olfatto, per questo il calice deve essere quello giusto. Nonino propone i suoi, una sorta di elegante flute più compatto e dal bordo superiore che si apre a tulipano e che veicola verso l’alto l’inebriante spettro olfattivo di una grappa che in questo caso in particolare nasce dalle vinacce di Schioppettino e Moscato. Arrivano proprio i sentori delle vinacce, per niente invase da sbuffi alcolici eccessivi, ricordando che ovviamente un superalcolico si deve portare al naso lentamente, partendo da una certa distanza, perché le forze in gioco sono ben diverse da quelle di un vino. Il segreto è aspettare, avvicinando più volte li naso e tenendo inclinato il bicchiere per allargare la superficie del liquido a contatto con l’aria. Analogamente, il whisky ha il suo dram, il tipico bicchiere dal fondo spesso e dalla forma bombata che gli esperti degustatori chiedono rigorosamente per lo Scotch Whisky. E questo Benriach rimasto così a lungo in quattro tipologie di botti diverse, Bourbon, Sherry, Virgin Oak e Red Wine Cask da vini rossi francesi, ci porta in un mondo di straordinario equilibrio, fra substrati di legni vellutati e vanigliati, ma anche spezie dure, intense, con accenni agrumati, lievemente bitter in contrasto con il morbido echeggiante riverbero dello Sherry e solo un ricordo di affumicato e torbato, per niente invadente. Mentre il rum si degusta nei calici da Cognac, delle coppe dal bulbo di grande larghezza che si trattengono impegnando tutta la mano, un po’ anche per scaldare il liquido, seppure questa usanza molto diffusa non sia prettamente corretta. Il Naga non ci abbatte il naso con mielose note di caramello ed eccessive melasse zuccherine; al contrario è subito spostato verso note officinali, come un antico elisir curativo che preannuncia un palato altrettanto d’altri tempi. Più simile per certi versi a un Cognac, pur avendo derive orientali.
Dopo aver aspettato, esplorando tutto quello che al naso questi tre distillati ci possono raccontare, arriva il palato. Ricordiamo che la tecnica ottimale di degustazione prevede di “rompere il muro dell’alcol”, che chiaramente è un vincolo per tanti, quando si ragiona su gradazioni di 40 ABV e oltre. L’alcol a queste gradazioni, quando entra in bocca ci avvisa, cioè manda un segnale al cervello che ci vuole difendere e ci trasmette una sensazione di immediato pizzicore. Superata questa sensazione di bruciore iniziale si deve separare mentalmente tutto ciò che arriva dopo e che è il vero sapore del superalcolico. Difficile, ma è questione di centellinare il liquido a piccolissime dosi. Ovvio che non si butta giù come si vede fare nei film, no di certo
Ricordiamo anche che la distillazione esce dagli alambicchi con un concentrato alcolico molto più elevato di quello che sarà poi messo in bottiglia per rientrare nei protocolli dei rispettivi disciplinari, pertanto la diluizione avviene sempre con acqua purissima che per questo ha un particolare significato. Ciò spiega il fatto che non sia un delitto intervenire sul distillato con una ulteriore personale diluizione. Dopo averlo sentito ampliamente al naso, il suggerimento può essere quello di far scivolare nel calice solo qualche goccia di acqua pura, davvero poche, quattro o cinque gocce, a vostro sentimento. Avete presente quando piove? Non è forse vero che il terreno bagnato, le foglie, gli alberi, lo stesso selciato stradale sprigionino molti più odori quando sono bagnati. Ebbene, qui, nel bicchiere accade circa lo stesso fenomeno di amplificazione. Così, dopo un primo assaggio in bocca del distillato puro, potete fare questo esperimento. Ecco che il vostro assaggio di questi superalcolici sarà lungo, meditativo, parsimonioso e infine la vostra memoria erediterà nuove piacevoli sensazioni.
Il camino è acceso, il calice in mano, abbiamo già goduto di queste tre meraviglie. Un San Valentino da ricordare nel bicchiere.





Bravissimo Thomas
Eccellente come sempre Thomas! Inediti consigli e pratiche anche per neofiti di sicuro appeal!!!!
Grande Thomas hai creato un altro bellissimo gioiello editoriale!!!
Tantissimi spunti e conoscenza condivisa!!!