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Focus sui vini del Collio con l’evento itinerante AIS

Mentre è di pochi giorni fa l’approvazione dall’Assemblea dei Soci del Consorzio di Tutela Vini Doc Collio, per la proposta di lavoro atta a introdurre un nuovo vino da uve esclusivamente di Tocai Friulano, Ribolla Gialla e Malvasia Istriana, entriamo in quest’area geografica del Friuli con il recente evento itinerante Collio Day: l’Italia si tinge di giallo, organizzato dal Consorzio stesso in collaborazione con AIS, che ha coinvolto in simultanea molte città italiane portando in degustazione alcune fra le eccellenze enologiche del Collio, quella  limitata porzione di territorio incuneata a ovest dell’Isonzo, in provincia di Gorizia.

Oltre al Consorzio, è significativa anche l’alleanza Rete d’impresa Pinot Bianco del Collio creata nel 2019 con l’intento comune di salvaguardare il territorio e le sue uve storiche, guidata da Ornella Venica, lei stessa produttrice. Ci troviamo dunque nella parte più orientale del Friuli Venezia Giulia, al confine con la Slovenia. Fra i vitigni tipici di queste aree, in degustazione nella serata AIS abbiamo ritrovato anche il Pinot Bianco, una varietà internazionale che da oltre 150 anni si è perfettamente acclimatata a queste latitudini, favorita dalle caratteristiche pedoclimatiche del Collio. L’arco alpino ripara dal clima continentale che può essere rigido e allo stesso tempo le brezze marine risalenti dal Golfo di Trieste regalano climi asciutti, salubri per le uve. Poi c’è il sottosuolo di roccia sedimentaria, marna e arenaria che da quelle parti chiamano “ponca”.

Il risultato qui è un Pinot Bianco dalla caratteristica aromaticità, una spinta minerale e una buona struttura che concedono a questo bianco friulano una conclamata longevità. Nella serata AIS abbiamo incontrato La Ginestra Collio Bianco 2023 con la presenza di Valentina Primas, da uve 50% Chardonnay e 50% Friulano, Il Collio Ribolla Gialla Carlo di Pradis 2022 e il Sauvignon Valbuins 2023 di Livon, di cui però avevo già sentito il suo Pinot Bianco Cavezzo 2021, oltre alla 2016 – a dimostrazione della longevità di questi vini – durante una degustazione svoltasi a maggio, proprio grazie alla Rete d’Impresa Pinot Bianco del Collio e Bubble’s Italia. In quell’occasione erano presenti anche Castello di Spessa con il suo Pinot Bianco Santa Rosa 2022 e 2015, Komjanc Alessio con Pinot Bianco Collio 2022 e 2018, Russiz Superiore con le Riserva 2022 e 2020, Toros con Pinot Bianco Collio 2022 e 2018, Venica&Venica con Tàlis Pinot Bianco 2022, ma che ha sorpreso soprattutto con l’annata 2013.

Dopodiché, come spesso accade in Italia, qualcuno si è ribellato a questa generalizzazione delle uve da disciplinare, proponendo dal 2018 il Collio Doc Vino da uve autoctone. Dapprima erano in 4, poi 6 e ora sono diventati 8, ma stanno crescendo. Fra questi Andrea Drius con il suo Terre del Faet, che per l’evento AIS ha portato il suo Pinot Bianco 2021. Questo gruppo di viticoltori, oltre a utilizzare la caratteristica bottiglia del Collio, si è autoregolamentato introducendo anche un’etichetta comune, diversa solo per il logo aziendale, identificando un vino prodotto esclusivamente da uve Ribolla Gialla, Malvasia istriana e Friulano, uscendo dopo almeno 18 mesi dalla vendemmia. In pochi anni hanno già superato le 120.000 bottiglie in comune, per questa sorta di congrega del Collio. Citiamo gli altri: Cantina produttori Cormòns, Edi Keber, Korsic Wines, La Rijade, Marcuzzi Viticola, Maurizio Buzzinelli, Muzic.

All’evento itinerante AIS, guidati in particolare nella serata di Reggio Emilia da André Senoner, miglior sommelier professionista 2022, nonché relatore abilitato sul Friuli Venezia Giulia, oltre al già citato Collio Pinot Bianco Terre del Faet 2021 di Andrea Drius, era presente anche Francesco Bortoluzzi della Tenuta Villanova, con il Collio Friulano Tenuta Villanova 2023. Completavano la batteria in degustazione il Collio Pinot Grigio Bio Colmetto di Grotta 2021 e, come unico rosso, il Robert Princic Gradis’Ciutta Collio Merlot 2019. Dunque, oltre il Pinot Bianco, per le altre varietà messe in campo, non è possibile individuare caratteristiche di giudizio comuni, escludendo la sola caratteristica di essere vini bianchi del Collio; certamente è piaciuto il Sauvignon Valbuins di Livon, seppure giovane con la 2023, ha restituito note di sambuco, ribes bianco e agrume di pompelmo, ancor più delle più scontate espressioni vegetali forti, senza dunque rilasciare le prepotenti note di idrocarburo tipiche di questo vitigno colto ricercando il massimo dell’acidità. Ma ha colpito ancor di più il Friulano di Tenuta Villanova, fra le annate giovani in risalto con la 2023, che risulta praticamente già un vino pronto, complesso nello spettro olfattivo, fra rilevanti dettagli fruttati spinti fino al mango e alla frutta candita, esotica, affiancati da seppur lievi note mandorlate, risultato di una porzione delle uve che affina in legno, botti grandi. Un bianco dal finale sapido, al palato – diciamo – anche pimpante, oltre che intenso e solo moderatamente caldo. Di pari passo il Pinot Grigio Colmetto di Grotta in cui l’annata presente 2021 esplicita un vino pronto, già completo ed elegante nelle sue nuance espressive al naso e in bocca. Incide il passaggio in anfora, con micro-ossigenazione diversa dal legno e dal cemento.

Tornando al Pinot Bianco, Terre del Faet 2021, è anch’esso un bianco pronto, dai sentori olfattivi di frutta a pasta gialla e fiori bianchi, mentre il palato è certamente più fresco che sapido, pur intrigando l’ultima parte del sorso con un complemento salmastro in equilibrio nei riflessi agrumati e un’ultima parentesi lievemente amarognola. L’azienda di Andrea Drius ha fra l’altro una storia che inizia negli anni ’50, portandosi appresso la ricchezza di vigne storiche; fa parte della Fivi (Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti), come del resto anche Ferlat Silvano, con origini che risalgono allo stesso periodo, società agricola oggi guidata da Moreno Ferlat, anch’esso incontrato proprio in occasione della recente tredicesima edizione del Mercato dei Vini, ora approdato alla Fiera di Bologna. Ferlat (in un primo momento previsto nella batteria dell’evento AIS) era presente in particolare con il suo Collio Bianco 2022 sempre da uve Pinot Bianco, che è il risultato di una breve macerazione del mosto sulle bucce. Anche in questo caso all’olfatto ritroviamo caratteristiche fruttate e floreali, con anche sentori di frutta secca, per una buona freschezza rilevata anche al palato con un finale persistente.

Quella dell’AIS è stata dunque una serata alla scoperta – o forse riscoperta – di questa terra di confine, che ha dovuto abbandonare il nome proprio Tocai cedendolo all’Ungheria con il suo Tocaji, rinominando le uve con Friulano, uve che nelle varietà che abbiamo incontrato si estendono in totale su 7.000 ettari, di cui solo 1.300 vitati; un territorio caratterizzato da colline morbide – come dicevamo – raccolte fra le Alpi Giulie e il Mar Adriatico.

Last but not least, piacevolmente accompagnati da qualcosa di buono da mettere sotto i denti, sicché per coerenza sono stati serviti il Formaggio Montasio e il Prosciutto di San Daniele, entrambi DOP.

Il territorio del Collio, in fatto di vino, è certamente il risultato dell’impegno dei suoi viticoltori che è giusto ringraziare per il constante lavoro quotidiano, come è necessario un particolare plauso a Ornella Venica della Rete d’impresa Pinot Bianco del Collio, ma è bene ricordare figure determinanti come Marco Felluga che ha fortemente voluto la Rete stessa, dedicata in particolare al Pinot Bianco. Nome, quello dei Felluga strettamente correlato da sempre con la storia del vino friulano.