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I consigli

del nostro doctor sommelier

Thomas Coccolini Haertl

SPECIALE VINI PREMIUM

 

Ornellaia Il Masseto 2019

Con questa settimana apriamo un nuovo special dedicato ai vini Premium italiani. Entriamo in una fascia di prezzo talvolta impegnativa, nell’olimpo dei più costosi vini al mondo, con l’obiettivo di sottolineare quanto il nostro vino nazionale abbia saputo crescere al punto da essere richiesto più dell’offerta, spesso per l’esiguo numero di bottiglie realizzate.
Un grande vino è certamente in primo luogo oggettivamente qualcosa di eccellente, dal punto di vista enologico, a partire dai filari, passando per la vendemmia, per la vinificazione e per l’affinamento, puntando a mettere in bottiglia qualcosa di unico. Nelle grandi annate, che poi sono la vera e propria prova del nove per un produttore, i vini Premium vengono prenotati dai ristoranti ai vertici, dalle enoteche su ordinazione di appassionati e facoltosi privati, così finiscono su privilegiate tavole di tutto il mondo. Territori come le Langhe per Barolo e Barbaresco, l’area del Brunello di Montalcino oppure Bolgheri sono divenuti iconici, noti anche al pubblico più vasto, oltre agli esperti ed appassionati degli eccellenti vini che vi si realizzano. I recenti millesimi 2016 in Barolo e Barbaresco, come l’annata 2019 per la Toscana e in particolare per il Brunello hanno creato una sorta di corsa alla prenotazione, in controtendenza rispetto all’andamento dei vini rossi nazionali, in contrazione negli ultimi due anni. Parliamo però di poche migliaia di bottiglie che da un lato creano eco, è vero, ma al tempo stesso non sono il cuore dell’andamento economico del settore. Tanto che molti altri territori e denominazioni italiane stentano a far crescere la propria nomea, forse proprio perché il pubblico più ampio si lascia coinvolgere dai social, dal riverbero mediatico di certi nomi e continua a sognare grandi vini, non sempre con la concreta possibilità di arrivare a talune blasonate bottiglie.

 Ornellaia Il Masseto 2019

Ciò premesso, il vino di oggi appartiene al brend Ornellaia su cui si sono spesi fiumi di parole, per cui è persino ridondante aggiungere altro in questa sede, se non il ribadire che Lodovico Antinori, al pari del fratello Piero, ha saputo costruire oltre che una cantina, un simbolo del vino italiano, portavoce assoluto del territorio di Bolgheri, già portato alla ribalta dallo zio Mario Incisa della Rocchetta con il Sassicaia. Parliamo di uomini a cui si deve la creazione dei Supertuscan – fra cui il Tignanello – un nomignolo mezzo italiano e mezzo anglosassone da decenni sulla bocca di tutti, creato da un giornalista inglese per dare maggior lustro a bottiglie uscite audacemente dal disciplinare del Chianti Classico e che non potevano essere classificati solo come “Vini da Tavola”, ancora oggi semplici igt fra cui Il Massetto, Merlot in purezza. Nei decenni Ornellaia ha visto il susseguirsi di grandi enologi, cito Federico Staderini, fino all’attuale Marco Balsimelli, sotto la proprietà dei Frescobaldi, altra famiglia storica toscana, dopo la cessione totale di Antinori dei primi anni 2000.
Quando si aprono bottiglie come Il Masseto il cui punteggio nelle annate migliori si colloca sempre fra 97 e 100 ha poco senso elencarne pregi e descrittori. Si tratta di bottiglie che nelle annate al top come la 2019 in Toscana, portano alla vista, al naso e al palato, una trama sottile di sensazioni, soprattutto di emozioni per le persone più preparate, che si possono riassumere nello straordinario equilibrio di un vino già pronto, che non sgomita in nessuna direzione, pur liberando tanto frutto, giusta astringenza e dettagliate note acide che trasmettono longevità e precisione, freschezza e, perché no, sono la dimostrazione che un vino che ha fatto la storia può essere, persino fra i più moderni, in grado di ispirarne tanti altri. Persistenza e retrolfattivo confermano un vino internazionale ai vertici. Unico.

Abbinamento di mare: —

Abbinamento di terra: gulash alla ungherese, con patate