Ci sono manifestazioni che rischiano di diventare semplici feste del vino. E poi ce ne sono altre che provano a raccontare un territorio attraverso ciò che produce. Canelli Città del Vino – Sparkling Canelli, in programma il 10 e 11 luglio, nasce proprio con questo obiettivo: mettere al centro non soltanto le denominazioni, ma la storia, il paesaggio e le persone che hanno reso Canelli una delle capitali del vino italiano.
La cittadina astigiana non ha bisogno di inventarsi una storia: è uno dei luoghi dove è nata la cultura spumantistica italiana, custodisce le Cattedrali Sotterranee, patrimonio Unesco, e vive nel cuore dei Paesaggi Vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato. La domanda, semmai, è un’altra: come trasformare questo patrimonio in un racconto capace di arrivare anche a chi il vino non lo conosce ancora?


Il programma punta proprio su questo. Si parte il 9 luglio con il tradizionale Concerto d’Estate dell’Orchestra Fiati Città di Canelli nelle storiche Cantine Bosca. Dal giorno successivo il vino diventa protagonista con l’inaugurazione alle Cantine Gancia, dove sarà presentata anche la nuova carta dei Cru del Canelli DOCG, realizzata dal giornalista e cartografo Alessandro Masnaghetti: uno strumento destinato a rafforzare l’identità della denominazione.
Per tutta la manifestazione sarà possibile partecipare al Canelli Tour, passeggiata guidata tra il centro storico, la Sternìa e le cantine storiche del progetto Canelli Ipogea, mentre il cuore della città ospiterà i banchi d’assaggio dell’Enoteca Regionale e il Cortile delle Bollicine, con i Consorzi e diciotto produttori del territorio, affiancati dalle cucine di strada.
La sera spazio anche alla mixology nella chiesa di San Rocco, dove bartender professionisti interpreteranno i grandi vini del territorio in chiave contemporanea, senza rinunciare alla degustazione in purezza.
Sabato sarà invece la giornata dell’approfondimento. Nelle Cattedrali Sotterranee si terranno tre masterclass Ais dedicate all’Alta Langa DOCG, al Canelli DOCG e ai grandi aromatici piemontesi — Moscato d’Asti, Asti Spumante, Brachetto d’Acqui e Asti Rosé — mentre musica e dj set accompagneranno entrambe le serate.
L’aspetto più interessante, però, è il messaggio che gli organizzatori vogliono lanciare. La sindaca Roberta Giovine definisce l’evento «la festa dell’identità di Canelli», nata per riaffermare il ruolo della città nella storia dello spumante italiano e per rilanciare il valore dei territori Unesco insieme ai Consorzi.
Per Franco Penna, vicepresidente dell’Enoteca Regionale, l’obiettivo è diverso ma complementare: costruire «una festa del vino senza eccessi», capace di avvicinare soprattutto i giovani a un consumo consapevole.
Gianmario Cerutti, presidente dell’Associazione Produttori Moscato Canelli, ricorda che il 2026 segna una tappa importante per il Canelli DOCG, ormai alla quarta vendemmia come denominazione autonoma. La nuova mappa dei cru, sottolinea, consentirà finalmente di identificare con precisione l’origine delle vigne, rafforzando il legame tra vino e territorio.
Per Giovanni Minetti, presidente del Consorzio Alta Langa, la manifestazione rappresenta un tassello di un progetto più ampio: riportare Canelli al centro della storia del Metodo Classico italiano, valorizzandone il ruolo con degustazioni e incontri.
Anche Stefano Ricagno, presidente del Consorzio Asti DOCG, richiama il legame storico tra Canelli e Asti Spumante, uno degli elementi che hanno contribuito al riconoscimento Unesco dell’area vitivinicola piemontese.
Infine Paolo Ricagno, presidente del Consorzio Brachetto d’Acqui, vede nell’evento una vetrina internazionale per raccontare una denominazione che, con la sua inconfondibile identità aromatica, continua ad attrarre appassionati e turisti.
La sensazione è che Canelli stia cercando di cambiare prospettiva. Non limitarsi più a presentare bottiglie, ma raccontare il paesaggio, le persone e le vigne da cui quei vini nascono. Perché oggi il consumatore cerca certamente qualità nel calice, ma vuole sapere anche da dove arriva, chi la produce e quale storia custodisce. È su questo terreno che si gioca la partita più importante del vino italiano.