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I consigli

del nostro doctor sommelier

Thomas Coccolini Haertl

 

Livio Felluga

In attesa del grande esodo estivo di agosto, sotto questa insistente calura estiva che non demorde, saliamo in Friuli Venezia Giulia per una cantina italiana che ha certamente contribuito a fare la storia vitivinicola di questa regione. Con Livio Felluga siamo a Rosazzo, in provincia di Udine, a contatto con le generazioni successive al creatore di questa realtà produttiva oggi costituita da oltre 240 ettari, vitati per quasi 190, frazionati in 300 parcelle, oltre a boschi e uliveti a rappresentare ciò che attualmente, in una parola è la biodiversità. Oltre al Friulano, uva che in passato potevamo chiamare Tocaj, Felluga coltiva oltre dieci varietà, con 19 etichette fra cui gli Iconici Terre Alte da uve Friulano, Sauvignon e Pinot Blanc e Abbazia di Rosazzo, custode di una tradizione vitivinicola millenaria, frutto della cuvée delle ulteriori uve Malvasia Istriana e Ribolla Gialla. Altre linee sono Ricordi, Classica fra cui il Friulano che assaggeremo questa settimana, poi la Pop e non ultima la Cru con nomi aggiuntivi in etichetta, fra luoghi, persone e ricordi di un territorio ai confini dell’Italia.

 

Livio Felluga Friulano 2017

Lo sfondo delle etichette, la Carta Geografica, dal 1956 su idea dello stesso Livio Felluga, caratterizza tutte le bottiglie della cantina, un manifesto del territorio e della filosofia di questo esploratore del vino. In suo omaggio apriremo una bottiglia del 2017, fra l’altro annata che ricordiamo come assai siccitosa, a dimostrazione, proprio come abbiamo fatto per altri vini, della longevità di alcuni grandi vini bianchi italiani e in particolare di questo vitigno. Al palato il Friulano si presenta di colore giallo paglierino intenso, con riflessi dorati e luminescenti. Fra le proprietà di questa etichetta, dal prezzo tutt’altro che proibitivo, c’è l’equilibrio olfattivo, con uno spettro di sentori forte degli oltre otto anni in bottiglia e che traccia la mappa esemplare del vitigno, dalle immediate note floreali di zagara, intrecciate dal vigore di spezie come lo zenzero e persino pungenti come il peperoncino, lasciando spazio a frutti tropicali come il litchi, con efficaci sbuffi di zolfo e pietra focaia. Al palato rivela forza e rotondità al tempo stesso, con acidità marcata, mai coperta dall’alcol, concedendo persino una corposa larghezza fruttata in bocca che riconduce a una fresca macedonia di mele, mango e bergamotto.

 

Abbinamento di mare: scampi alla busara

Abbinamento di terra: coniglio in tecia alla friulana