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I consigli

del nostro doctor sommelier

Thomas Coccolini Haertl

 

Tenuta Stella

Questa settimana saliamo sul Collio, per incontrare una cantina che Sergio Stevanato, imprenditore proveniente da altri settori, ha creato definendola Coltivatori di vita, come recita la home page del suo sito. Siamo a Scriò, frazione di Dolegna del Collio (GO), su terreno marnoso-arenario. Il nome Stella si deve al mondo del vetro, da cui proviene Stevanato: il laboratorio Soffieria Stella nacque negli anni ’40 del secolo scorso con il padre, Giovanni Stevanato. Il resto è una storia che abbiamo già incontrato per tante aziende vitivinicole italiane: l’amore per un mondo affascinate, quello del vino, con la voglia di raccontate qualcosa di proprio mettendosi in gioco in luoghi vocati alla coltivazione delle uve. Oggi l’azienda in biologico guidata da Erika Barbieri e Alberto Faggiani vinifica le uve autoctone del Collio: friulano, malvasia istriana e ribolla gialla, oltre a tazzelenghe, refosco dal peduncolo rosso, pignolo, schioppettino, ma anche pinot nero, merlot e chardonnay. La tenuta di 38 ettari è costituita largamente da boschi, vitata per 15 ettari e oggi ha dieci etichette, di cui tre Riserva e due Metodo Classico da uve ribolla gialla e chardonnay.

Tenuta Stella Ribolla Gialla Collio DOC 2021

Questo vino bianco da uve 100% ribolla gialla svolge la fermentazione con lieviti indigeni in vasche d’acciaio a temperatura controllata, per essere poi affinato parte in acciaio e parte in tonneaux di rovere francese per dieci mesi, quindi imbottigliato. Si presenta di colore giallo paglierino intenso, con riflessi dorati e vivace lucentezza. Al naso sprigiona subito note calde, che avvolgono con la freschezza della frutta gialla matura, restituendo dettagli di fiori bianchi e spezie, fra zafferano e tostature finemente vibranti. Al palato risalta immediatamente l’acidità, anche a distanza di qualche anno dalla vendemmia, come in questo caso, sempre per cercare la maturazione piena di un vino che merita qualche anno d’attesa. Non manca anche una certa asprezza corroborata da un alcol (13% Vol.) che si fa sentire, soprattutto servendo il vino a temperatura non eccessivamente elevata, per esaltare al meglio questo vitigno. La persistenza sul finale libera note salmastre, appena pungenti, trascinando a lungo il complesso bouquet grazie alla struttura tipica di quest’uva; chiude lasciando la bocca asciutta con una delicata astringenza.

 

Abbinamento di mare: boreto alla gradese

Abbinamento di terra: frico con le patate