Il vino italiano arriva a metà 2026 con un mercato sempre più rallentato, scorte ai massimi degli ultimi quattro anni e quotazioni in ulteriore flessione. A fotografare una situazione che richiede decisioni rapide è l’Osservatorio di Unione italiana vini (Uiv), che ha elaborato i dati Masaf di Cantina Italia relativi al mese di giugno.
Le giacenze complessive, mosti inclusi, raggiungono i 50,3 milioni di ettolitri, con un incremento dell’8,4% rispetto a giugno 2025, in peggioramento rispetto al +7,3% registrato a maggio. Considerando il solo vino, senza i mosti, il prodotto fermo in cantina arriva a quasi 46,6 milioni di ettolitri: una quantità equivalente a circa 6,2 miliardi di bottiglie.
L’aumento riguarda tutte le principali categorie. Le scorte dei vini Igp crescono dell’8,3%, quelle dei vini comuni dell’8,2% (+9,5% includendo i varietali), mentre i vini Dop segnano un aumento del 5%, rispetto al +3% rilevato a maggio. Ancora più marcata la crescita dei mosti, che registrano una variazione del +36% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
“Giugno conferma l’allarme lanciato in assemblea Uiv”, sottolinea il segretario generale di Unione italiana vini, Paolo Castelletti. “Il mercato e il peggioramento dello stato dell’arte ci obbligano a fare urgentemente scelte decisive per il breve e per il lungo termine”. Secondo Castelletti, il fabbisogno indicato da alcuni operatori sarebbe stato in larga parte legato a declassamenti, quindi a movimenti interni alla cantina, più che a effettive uscite sul mercato. Da qui l’auspicio di una maggiore unità di vedute negli incontri di filiera.
Il rallentamento della domanda si riflette anche sui vini a denominazione: per Uiv i fabbisogni registrano un calo del 20% su base annua e del 30% rispetto a maggio. Una dinamica analoga riguarda i vini Igp, in diminuzione del 17% nell’arco di un anno e del 28% su base mensile.


La conseguenza è una nuova pressione sui prezzi dello sfuso. I vini a denominazione scendono a una media nazionale di 1,57 euro al litro, con una flessione del 7% rispetto a giugno 2025. I vini comuni accusano un calo ancora più evidente, pari al 19%, anche a causa dell’elevato volume di prodotto immesso sul mercato nel mese. Gli Igp mantengono invece una quotazione fisica di 0,81 euro al litro, ma confermano la contrazione dell’11% già registrata a maggio.
Nel complesso, il prezzo medio del vino diminuisce del 10%, confermando una tendenza che si era già manifestata nei mesi precedenti.
I dati raccontano una fase complessa, in cui non è sufficiente guardare soltanto alla quantità di vino presente nelle cantine: il tema centrale è l’equilibrio tra produzione, domanda e valore. Le scorte elevate sono il sintomo di un mercato che sta cambiando, con consumi più selettivi e una competizione sempre più forte. La sfida per il settore sarà trasformare questa fase di difficoltà in un’occasione per ripensare strategie, programmazione produttiva e capacità di comunicare il valore del vino italiano.
Non si tratta soltanto di ridurre le eccedenze, ma di interrogarsi su quale modello di filiera costruire per il futuro: un sistema capace di difendere la qualità, sostenere i produttori e mantenere il legame tra vino, territori e cultura.