C’è un modo diverso di raccontare il vino italiano. Non soltanto attraverso le degustazioni o il mercato, ma tornando alle sue radici più profonde: la terra, il silenzio, il tempo lento delle abbazie. È il senso di Vini d’Abbazia, il progetto che nei giorni scorsi ha fatto tappa in Calabria, nella suggestiva Abbazia cistercense di Santa Maria della Matina a San Marco Argentano, in provincia di Cosenza, trasformando per due giorni un luogo di spiritualità in uno spazio di incontro tra cultura, vino e territorio.

L’evento, nato sulla scia del successo della manifestazione nazionale che si svolge nel Borgo di Fossanova, nel Lazio, ha richiamato centinaia di appassionati, operatori e produttori. Non una semplice rassegna enologica, ma un percorso che mette al centro il legame storico tra monachesimo e viticoltura. Furono proprio le abbazie, nei secoli, a custodire e tramandare conoscenze agricole, tecniche di vinificazione e vitigni che oggi fanno parte dell’identità europea del vino.
L’Abbazia della Matina, tra i luoghi religiosi più importanti del Sud Italia, ha offerto una cornice perfetta per questa riflessione. Qui degustazioni, banchi d’assaggio e masterclass dedicate ai grandi rossi e ai grandi bianchi hanno intrecciato storia e contemporaneità, accostando le produzioni vitivinicole delle abbazie italiane alle eccellenze dei Consorzi di tutela calabresi.
Il vino, in fondo, nasce anche da un’idea di pazienza e cura. E forse non è un caso che oggi, in un tempo dominato dalla velocità, eventi come questo suscitino interesse crescente. Sempre più persone cercano esperienze autentiche, capaci di unire paesaggio, memoria e identità culturale. Dentro un’abbazia il vino perde la dimensione del consumo rapido e torna a essere racconto, ascolto, convivialità.
Le degustazioni guidate dall’enologo Vincenzo Mercurio e dal sommelier Angelo Morrone hanno valorizzato i vitigni autoctoni calabresi e il dialogo tra tradizione e innovazione. Ma il cuore dell’evento è stato soprattutto un altro: ricordare che il vino non appartiene solo all’economia o alle mode, ma anche alla storia spirituale e culturale dell’Europa.




