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I consigli
del nostro doctor sommelier
Thomas Coccolini Haertl
Monastero dei Frati Bianchi
Per questa settimana dedicata ai bianchi fermi, ripartiamo da una Toscana inusuale: la Lunigiana. Il territorio decisamente boschivo ha un panorama di colline scoscese che scendono fino al mare e, dietro, maestose le Alpi Apuane. Piccoli borghi in cima ai colli si affacciano l’un l’altro, seguendo antichi tracciati come la via Francigena. Fra i boschi si trovano terreni su appezzamenti spesso lavorati a gradoni, per agevolare una viticoltura a tratti eroica, così è stato nella storia fin dal VII secolo per il Monastero dei Frati Bianchi di Monzone, frazione del comune di Fivizzano (MS). Qui i frati canonici, detti “frati bianchi” per il colore del loro saio, oltre che per l’etica,,svolgevano le attività. La vita del monastero si protrasse fino al 1500 circa, poi i Malaspina apportarono forti cambiamenti e acquisizioni. Dal 2004 l’azienda Monastero dei Frati Bianchi è di proprietà di Giorgio Tazzara, che ha iniziato la ristrutturazione dei vigneti recuperando i possedimenti del monastero caduti in abbandono; poi, con l’arrivo in società della famiglia Bernardini, si sono ampliati i vigneti ed è stata creata La Rocca, struttura ricettiva e attuale bottaia, in attesa della realizzazione della nuova cantina.
Monastero dei Frati Bianchi Margine Toscana Bianco IGT 2024
Francesco Petacco, enologo, affianca Giorgio Tazzara nella conduzione in cantina, puntando alle varietà autoctone del territorio, fra cui il vermentino che in questo vino bianco entra in cuvée al 50% con albarola e durella, oltre a una piccola parte di chardonnay. Margine, che prende il nome dalla località dell’attuale piccola cantina, si presenta di colore giallo paglierino abbastanza intenso e brillante, con ancora nuances verdognole che riverberano nella luce del calice; all’olfatto esplicita chiaramente l’impronta semi-aromatica del Vermentino di Luni, con sentori di macchia mediterranea, note floreali appena dolci che ricordano un miele millefiori, di poco sovrapposte da salvia e spezie delicate. Al palato è croccante, da subito sapido, portandosi appresso note retrolfattive erbacee officinali fino al finale di buona persistenza. Questi sono luoghi che sembrano rimasti fermi nel tempo: valli strette, strade tortuose, ma la civiltà, ovvero Fivizzano, non è lontana. Qui, come in Garfagnana, non si conosce l’inquinamento e la natura sovrasta le aree antropizzate.
Abbinamento di mare: tartare di ricciola con riduzione d’arancia
Abbinamento di terra: Testaroli al pesto ligure




