WINESTOP&GO 

I consigli

del nostro doctor sommelier

Thomas Coccolini Haertl

 

La Bandina Traditional Wines

Rieccoci sulla prima collina parmense, sopra al castello di Torrechiara, fuori dalle strade principali della provincia; qui a una quota già più significativa, intorno ai 350 m slm, in un piccolo angolo di paradiso, fra boschi e declivi scoscesi in cui le vigne sono una eccezione, troviamo La Bandina Traditional Wines. Il nome è azzeccato, perché qui davvero si vinifica come una volta, fedeli alla filosofia che il vino si fa in vigna. Del resto, le pendenze, la natura di questi luoghi portano necessariamente alla raccolta a mano, in questo caso di lambrusco maestri e malvasia di Candia aromatica, oltre a barbera, syrah e sauvignon blanc che entrano in purezza in due delle tre etichette vinificate secondo il metodo della rifermentazione in bottiglia. Pochi fronzoli, solo sostanza anche per il terzo frizzante, il “Rosé de Noir” da uve autoctone e internazionali. Tre sono le etichette di vino fermo, rispettivamente da uve barbera, sauvignon blanc e syrah. La Bandina è in particolare dedicata all’accoglienza turistica, anche dei camper da fuori, oltre al turismo enologico che cerca vini semplici, naturali, da abbinarsi ai tradizionali affettati emiliani e al Parmigiano-Reggiano.

 

La Bandina Vino Spumante Cuvée Perpetuelle Blanc de Blanc

Dalle uve a bacca bianca del territorio e in particolare dalla malvasia di Candia aromatica nasce questo rifermentato in bottiglia la cui cuvée è all’80% il vino della vendemmia e al 20% vin de reserve, ovvero una riserva di cantina costituita da vini di tutte le annate precedenti. Un metodo che si usa fare in Champagne, che in pratica è il tesoro del vigneron, una sorta di archivio del vino che aggiunge valore. Di colore giallo paglierino chiaro con riflessi verdognoli, mostra la lieve torbidezza tipica di una bollicina con i lieviti in sospensione, che è sempre bene tenere distribuiti all’interno del liquido, rigirando lentamente la bottiglia un paio di volte prima di aprirla, così tutti i calici saranno uguali fra loro.
Al palato questo vino è decisamente floreale, con la caratterizzazione del vitigno semi aromatico non così in evidenza, lasciando fuoriuscire dal calice anche delle lievissime note sulfuree e il sentore di un frutto a pasta gialla mediamente in maturazione. Come accade per i non dosati, la bevuta risulta tagliente, oltre la freschezza invitante che ci aspettiamo dalle bollicine emiliane di questo tipo. La media persistenza è soprattutto caratterizzata dal ritorno del frutto e del vitigno, accompagnato da una lieve nota bitter e riverberi agrumati verso il lime e il cedro.

Abbinamento di mare: spaghetti alla granseola

Abbinamento di terra: tortelli di patate e rosmarino (ricetta dell’appennino emiliano)