WINESTOP&GO 

I consigli

del nostro doctor sommelier

Thomas Coccolini Haertl

 

Moncalisse

Mentre perdura la calura, proviamo a rinfrescarci con un Trentodoc. La storica famiglia altoatesina di Elena Walch, Julia e Karoline, ultima generazione, hanno intrapreso una nuova avventura sopra alla Valsugana, in un luogo magico che si incunea verso la Val di Cembra, a quota oltre i 500 m, con una nuova cantina frutto del progetto all’avanguardia degli architetti David Stuflesser e Nadia Moroder. Un luogo contemporaneo, affascinante, in cui le curve esterne delle pareti bianche, immerse nelle vigne, entrano all’interno dell’edificio in parte ipogeo. Nello staff, Stefano Bolognani e Odilon de Varine dalla Champagne firmano due etichette entrambe riserva, per sottolineare una ricerca di qualità, in questo territorio, senza compromessi. Parte dell’appezzamento era già vitato, con piante che hanno oltre 60 anni, ma il progetto delle sorelle Walch prosegue con nuovi vigneti anche di pinot nero che presto entrerà in bottiglia. La cantina, se vista dall’alto presenta una forma che ricorda il simbolo dell’infinito e questo insieme di linee, raddoppiato rappresenta il logo stesso di Moncalisse, nome che prende origine dal monte Calisio.

 

Moncalisse Extra Brut Riserva Trento DOC 2019

L’evoluzione di questo territorio delle bollicine, negli ultimi quindici anni è sotto gli occhi di tutti, con alcune cantine che spiccano per storicità del nome e per la qualità di alcune etichette. Moncalisse eredita la storia di famiglia e porta Walch in Trentodoc con due etichette di rara finezza. La Riserva 2019 100% Chardonnay si presenta di colore giallo paglierino tenue, brillante, con una crema di bollicine subito evidente e che perdura finissima nel calice. All’olfatto questo vino parla del territorio, con un dosaggio di 3,9 g da extra brut, lascia spazio alla verticalità con note floreali di sambuco e glicine, fruttate di mela renetta, pesca e foglie di salvia, oltre una intenzione di frutto tropicale, tutti dettagli che contribuiscono alla spalla minerale, dolomitica, forte come la grafite, persino più intensa. Ben l’80% delle uve sono vinificate in acciaio, mentre il 20% affina in barrique di rotazione, con malolattica svolta integralmente e sosta sui lieviti di ben 56 mesi: il tutto regala spalla a un palato vigoroso, ma non tagliente, che nell’immediato si allarga in bocca a tutto campo, concedendo una certa controllata schietta rotondità, presto lasciata alla tensione quasi sapida della lunga persistenza finale.

 

Abbinamento di mare: rombo al forno gratinato con verdure

Abbinamento di terra: risotto mele e speck