Parte con circa due settimane di anticipo rispetto alla media storica la vendemmia in Valpolicella, dove nei 19 Comuni della denominazione è già iniziata la raccolta della Corvina. Dalla prossima settimana toccherà invece a Corvinone e Rondinella. Il caldo e la siccità dell’estate hanno accelerato la maturazione delle uve, portando l’avvio della vendemmia con sette giorni di anticipo anche rispetto al 2025. Le prime valutazioni del Consorzio Vini Valpolicella restituiscono tuttavia un quadro incoraggiante sul fronte qualitativo, con particolare soddisfazione per le uve provenienti dalle vigne più vecchie, soprattutto quelle allevate a Pergola, che hanno mostrato una maggiore capacità di resistere allo stress idrico, e dagli impianti adeguatamente irrigati.
Se non interverranno avversità meteorologiche, la stima attuale del Consorzio è di una raccolta complessiva di poco superiore agli 861 mila quintali di uva, sostanzialmente in linea con i volumi dello scorso anno. La novità è però rappresentata dalla misura di contenimento introdotta per questa vendemmia: 172.280 quintali, pari al 20% della produzione, saranno sottoposti a stoccaggio. La decisione, deliberata dal Consorzio lo scorso 2 aprile, porta così la resa effettivamente disponibile da 100 a 80 quintali per ettaro e nasce dalla necessità di mantenere in equilibrio la filiera in una fase caratterizzata dal rallentamento della domanda mondiale di vino.
Per Amarone e Recioto la produzione potenziale si attesta invece a quasi 328 mila quintali di uva destinati alla cernita, circa il 38% del totale. Un dato che conferma il peso delle uve destinate all’appassimento nel sistema produttivo della denominazione e rende ancora più delicato il tema dell’equilibrio economico della filiera.

(Christian Marchesini, presidente del Consorzio vini Valpolicella)
Ed è proprio sul versante economico che emergono le maggiori preoccupazioni. Il Consorzio segnala infatti una tendenza al ribasso delle quotazioni delle uve, particolarmente evidente per quelle destinate all’appassimento. «In una fase già molto complessa e incerta per il settore registriamo una riduzione delle quotazioni delle uve», osserva il presidente del Consorzio Vini Valpolicella, Christian Marchesini, sottolineando come questa dinamica non rispecchi gli orientamenti condivisi al tavolo di filiera convocato alla vigilia della vendemmia.
La preoccupazione è che a pagare il prezzo di una fase di mercato difficile siano ancora una volta i produttori, già chiamati a sostenere le politiche di riduzione delle rese e le nuove misure di stoccaggio varate per proteggere l’equilibrio della denominazione. A questo si aggiungono la difficoltà nel reperire manodopera specializzata, l’incremento dei costi, in particolare quelli energetici, e un mercato internazionale ancora insidioso.
La vendemmia 2026 della Valpolicella si apre dunque con un doppio volto: da una parte uve che, nelle prime rilevazioni, mostrano caratteristiche qualitative promettenti; dall’altra una situazione commerciale che impone prudenza. Per Marchesini, non è il momento di alimentare speculazioni sul prezzo delle uve, ma di tutelare il valore del lavoro agricolo e la tenuta complessiva della denominazione. «Indebolire ulteriormente il valore delle uve significa penalizzare proprio chi sta contribuendo alla tenuta della filiera», avverte il presidente, richiamando tutti gli operatori al rispetto degli impegni assunti e a comportamenti coerenti con il valore della Valpolicella.




