Eletta da poco alla presidenza di Assovini Sicilia, Gabriella Favara, figlia di Josè Rallo, fa il punto con noi sulla direzione intrapresa dal vino siciliano e sulle sfide che attendono il settore nel futuro.

Il nuovo CdA Assovini Sicilia

Lei è la più giovane presidente nella storia di Assovini Sicilia. Che significato attribuisce a questa nomina e quale impronta intende dare all’associazione nel prossimo triennio?

Essere la più giovane presidente nella storia di Assovini Sicilia mi riempie di entusiasmo. Considero questa nomina il risultato di un percorso condiviso che l’associazione ha costruito negli anni, investendo nel dialogo tra generazioni e nella crescita di una nuova classe dirigente. L’impronta che vorrei dare con la squadra nel prossimo futuro è fatta di ascolto, velocità nel cogliere le opportunità e capacità di lavorare in sinergia, rafforzando al contempo il “brand Sicilia” e valorizzando la straordinaria ricchezza dei nostri territori, delle persone e delle aziende che ne fanno parte, con uno sguardo rivolto al futuro e senza perdere l’identità comune.

La Sicilia è oggi uno dei territori più dinamici del vino italiano. Quali sono, a suo avviso, i punti di forza su cui il comparto dovrà investire maggiormente per consolidare la propria presenza sui mercati internazionali?

Il punto di forza più grande della Sicilia è la sua diversità: microclimi, vitigni, territori e storie imprenditoriali che si intrecciano in un mosaico irripetibile. Ma accanto a questa diversità c’è un altro punto di forza altrettanto prezioso, ed è la nostra capacità di fare squadra: Assovini stessa ne è un esempio concreto, perché riunisce da quasi trent’anni aziende grandi e piccole, storiche e recenti, distribuite in tutti i territori dell’isola, dimostrando che la collaborazione può convivere con l’identità di ognuno. Dobbiamo investire proprio su questi valori, raccontandoli con maggiore precisione, perché il consumatore di oggi cerca autenticità e originalità, e noi abbiamo tutte le carte in regola per offrirla. Accanto a questo, credo sia fondamentale consolidare i mercati storici, che restano un riferimento imprescindibile, e allo stesso tempo guardare con attenzione ad aree in forte crescita come l’Est Europa, il Centro e Sud America, il Sud Africa e il Sud-Est Asiatico. In un contesto internazionale che cambia rapidamente, la parola chiave sarà dinamismo: diversificare, essere pronti a sfruttare le occasioni che si presenteranno, investendo nella comunicazione, nell’innovazione e nella promozione del nostro territorio.

Il cambiamento climatico sta modificando profondamente il lavoro in vigneto, con vendemmie sempre più anticipate. Quali strategie ritiene indispensabili per preservare qualità, identità territoriale e sostenibilità della viticoltura siciliana nei prossimi anni?

La Sicilia convive da sempre con condizioni climatiche peculiari, e questo ci ha spinto a fare ricerca sul campo in modo continuativo. Oggi la sfida è ancora più urgente, ma proprio la nostra straordinaria varietà di territori e la ricchezza dei nostri vitigni autoctoni, tradizionalmente molto resilienti, ci offrono un vantaggio importante: possiamo sperimentare risposte diverse a seconda delle esigenze di ciascuna zona. Credo che la strategia più efficace sia condividere le buone pratiche tra le aziende associate, facendo sistema per trasformare una sfida epocale in un terreno di innovazione avanzata. Non è un caso che Assovini sia tra i fondatori della Fondazione SOStain Sicilia: un percorso che accompagna le cantine verso la misurazione costante e la riduzione dell’impatto ambientale delle lavorazioni agricole. La sostenibilità deve essere vissuta come una prassi quotidiana che rafforza l’identità stessa dei nostri territori: preservando l’autenticità di ogni vigneto possiamo garantire, nel tempo, la qualità che il consumatore riconosce nel vino siciliano.

Assovini riunisce alcune delle realtà più rappresentative dell’enologia isolana. Quali saranno le priorità del suo mandato per rafforzare il ruolo dell’associazione, valorizzare il patrimonio vitivinicolo dell’isola e accrescere il valore del brand Sicilia?

La priorità sarà continuare a rafforzare il ruolo di Assovini come luogo di confronto, collaborazione e rappresentanza dell’intero comparto. Vogliamo rinnovare il modo di comunicare questo patrimonio, con un linguaggio più vicino ai nuovi consumatori e un’attenzione particolare alla comunicazione digitale. Allo stesso tempo continueremo a investire nell’internazionalizzazione e nello sviluppo dell’enoturismo, che consideriamo un asset strategico. Il nostro compito, insieme al nuovo Consiglio di amministrazione, sarà essere portavoce di tutte le anime del vino siciliano, grandi e piccole, storiche e recenti, perché è proprio in questa pluralità che risiede la vera forza di Assovini.

Le nuove generazioni sembrano avere un rapporto diverso con il vino rispetto al passato. Come si può raccontare il vino della sua terra ai giovani, in Italia e all’estero, senza rinunciare alla cultura e ai valori che rappresenta?

Credo che questa sia una straordinaria sfida e opportunità di linguaggio. I nuovi consumatori cercano autenticità, sostenibilità e storie vere. Come generazione cresciuta in un contesto digitale e internazionale, sentiamo di poter parlare la stessa lingua dei giovani con maggiore immediatezza, senza però rinunciare alla profondità culturale che caratterizza il mondo enoico. Significa raccontare il vino “dai giovani ai giovani”, usando i canali social in modo strategico, creando occasioni di incontro diretto ed esperienziale. La Sicilia ha un patrimonio di biodiversità e di storie umane che risponde perfettamente a questa sensibilità: dobbiamo raccontarlo con freschezza ed entusiasmo, restando fedeli a chi siamo.

Lei appartiene a una famiglia che ha scritto la storia di Donnafugata. Quanto pesa questa eredità nel suo nuovo incarico e quale contributo personale desidera offrire al futuro del vino siciliano? 

Appartenere a una famiglia che ha contribuito alla crescita vino siciliano ha fatto sì che respirassi fin da bambina la cultura enoica e il valore del “fare squadra”. Dopo un solido percorso lavorativo internazionale, ho scelto di tornare per mettere quel bagaglio al servizio della mia terra, dando continuità a un lavoro già tracciato da chi mi ha preceduto. E non è un percorso isolato: anche gli altri componenti del nuovo Consiglio di amministrazione sono giovani che hanno maturato, ciascuno nel proprio ambito, significative esperienze professionali, portando con sé competenze e visioni diverse che oggi mettiamo insieme al servizio dell’associazione. Il contributo che desidero offrire è proprio questo: unire l’esperienza e il bagaglio acquisito con una visione internazionale e una capacità di ascolto delle nuove generazioni, per continuare a scrivere insieme a tutti i colleghi produttori una pagina importante della storia del vino siciliano.

La Sicilia è una delle mete più ricercate del turismo internazionale e il vino è sempre più un motivo di viaggio. Quali iniziative intende promuovere Assovini Sicilia per fare dell’enoturismo un motore di sviluppo economico e di destagionalizzazione dei flussi turistici?

L’enoturismo è per noi un asset strategico centrale. Il visitatore che sceglie la Sicilia cerca un’esperienza completa, in cui vino, paesaggio, cultura e ospitalità si fondono in un unico racconto: è su questo che vogliamo lavorare, incoraggiando ogni cantina associata a diventare un vero presidio culturale del proprio territorio. Nonostante le fragilità infrastrutturali che ancora viviamo, la nostra forza è la capacità di accoglienza, umana e autentica. Vogliamo promuovere iniziative che destagionalizzino i flussi, offrendo esperienze legate anche ai momenti meno tradizionali dell’anno vitivinicolo, così che chi visita la Sicilia porti con sé un legame duraturo con l’isola, capace di generare ritorno alla nostra terra.

 

Donnafugata: da sinistra, Josè e Antonio Rallo, Gabriella Anca Rallo e Gabriella Favara