Dal 12 al 14 giugno l’Abbazia di Fossanova, uno dei complessi monastici più significativi del Lazio, torna a essere il cuore di Vini d’Abbazia, manifestazione che negli anni si è affermata come uno degli appuntamenti più originali del panorama enologico italiano, capace di unire vino, spiritualità, cultura e territorio. La quinta edizione riunirà produttori legati a monasteri, abbazie e realtà religiose che custodiscono una lunga tradizione vitivinicola, accanto a nomi autorevoli dell’enologia internazionale. In programma masterclass, degustazioni e incontri con figure di riferimento come Riccardo Cotarella, Roberto Cipresso e Vincenzo Mercurio, in un dialogo che attraversa il vino non solo come prodotto agricolo o commerciale, ma come espressione storica, culturale e identitaria di luoghi che nei secoli hanno custodito saperi, lavoro e paesaggio. Tra gli appuntamenti più attesi anche la masterclass dedicata ai vini del Monastero di Cremisan, in Palestina, a pochi chilometri da Gerusalemme, dove la viticoltura assume anche un significato simbolico di dialogo, cooperazione e convivenza tra culture e religioni diverse.
Dentro questo racconto che lega fede, territorio e viticoltura, una delle presenze più emblematiche è senza dubbio l’Abbazia di Novacella, realtà che rappresenta una delle più antiche tradizioni vinicole attive al mondo. Raccontare Novacella significa attraversare quasi nove secoli di storia, in cui il vino non è mai stato soltanto produzione agricola, ma parte integrante di una visione religiosa, economica e culturale che ha accompagnato l’evoluzione di uno dei monasteri più importanti dell’arco alpino.
L’Abbazia di Novacella nasce nel 1142, quando il beato Artmanno fonda il monastero dei Canonici Agostiniani nei pressi della sede episcopale di Bressanone, in Alto Adige. Fin dalle origini, il complesso non si configura soltanto come luogo di fede e preghiera, ma come centro di accoglienza, studio, amministrazione e sviluppo economico del territorio. Ancora oggi i Canonici Agostiniani vivono e operano nell’abbazia, mantenendo vivo un patrimonio spirituale e culturale che attraversa i secoli.
Parallelamente alla vita religiosa, la viticoltura entra da subito nel DNA dell’abbazia. Già al momento della fondazione, Novacella possedeva vigneti destinati alla produzione del vino necessario alla vita monastica. Da allora, quella vocazione agricola non si è mai interrotta. Per questo la cantina di Novacella è considerata una delle più antiche cantine in attività al mondo. Se per secoli la produzione era legata soprattutto al fabbisogno interno dell’abbazia, col tempo il vino è diventato una delle espressioni più importanti della sua identità economica e territoriale, fino a trasformare Novacella in una delle realtà vitivinicole più riconosciute dell’Alto Adige.
La sua forza sta nel legame stretto con territori molto diversi ma complementari. Nel cuore della Valle Isarco, tra forti escursioni termiche, altitudini elevate, suoli leggeri e un clima fresco e ventilato, nascono i grandi bianchi che hanno reso celebre la cantina. Qui si sviluppa una viticoltura di precisione, dove acidità, tensione minerale e pulizia aromatica sono caratteristiche naturali del paesaggio. Più a sud, tra Cornaiano e l’area di Bolzano, in contesti climatici più miti e soleggiati, l’abbazia coltiva invece vigneti vocati ai grandi rossi, beneficiando di terreni profondi e di un microclima più mediterraneo.
Questa doppia anima racconta bene la visione vitivinicola di Novacella: custodire la tradizione, ma interpretarla attraverso una continua ricerca della qualità. Non a caso, negli ultimi anni la cantina ha lavorato sulla valorizzazione delle vigne storiche e dei cru più identitari.
Uno dei simboli più rappresentativi è Stiftsgarten, il “giardino abbaziale”, vigneto storico situato accanto all’abbazia e impiantato negli anni Settanta. Qui nasce il Sylvaner Stiftsgarten, vino che rappresenta una delle massime espressioni dei bianchi d’altitudine della Valle Isarco. Coltivato oltre i 600 metri, su terreni morenici di origine glaciale e in un contesto segnato da forti escursioni termiche, il Sylvaner trova a Novacella una delle sue interpretazioni più rigorose e identitarie: precisione, profondità, struttura e una marcata componente minerale.

Accanto a questa tradizione dei bianchi si inserisce la storia di Vigna Oberhof, nella Tenuta Marklhof di Cornaiano, acquisita dall’abbazia nel 1938 ((in foto, Werner Waldboth e Lukas Ploner). Qui prende forma il Pinot Nero Riserva Vigna Oberhof, che racconta invece il lato più elegante e complesso della produzione rossa di Novacella. I vigneti, situati tra i 445 e i 455 metri di altitudine, beneficiano di esposizioni soleggiate, correnti che risalgono la Val d’Adige e suoli ricchi di componenti sabbiose, argillose e minerali. Il risultato è un Pinot Nero di finezza, tensione e precisione, espressione di un’altra faccia del patrimonio agricolo dell’abbazia.
Questi due cru non rappresentano soltanto vini di alta qualità, ma sintetizzano il percorso di una cantina che, dopo quasi nove secoli, continua a evolversi senza perdere identità. Oggi Novacella è guidata da una visione che coniuga rigore monastico, cura agronomica e valorizzazione del terroir. La produzione, riconosciuta dalla critica internazionale e apprezzata dagli appassionati di tutto il mondo, è il risultato di un lavoro che mette insieme storia, precisione e rispetto del paesaggio.
In un evento come Vini d’Abbazia, che porta a Fossanova il racconto di territori in cui il vino nasce spesso dentro luoghi di fede e memoria, l’Abbazia di Novacella rappresenta forse uno degli esempi più completi di questa relazione. Qui il vino non è soltanto tradizione produttiva, ma un’eredità viva. Dal 1142 a oggi, tra le mura di un monastero che continua a essere luogo di spiritualità, cultura e lavoro, la viticoltura si è trasformata in una delle testimonianze più longeve e autorevoli del patrimonio enologico europeo. Novacella dimostra che il vino può attraversare i secoli restando fedele alle proprie radici e, allo stesso tempo, parlare con forza al presente dell’enologia contemporanea




