Alcuni vini sembrano nati per raccontare una stagione, un profumo, un ricordo. Il Moscato di Canelli appartiene a questa categoria, ma negli ultimi anni ha iniziato a mostrare una personalità più ampia: non più soltanto il vino dolce dell’accoglienza e della festa, ma un interprete capace di attraversare momenti diversi della tavola, dall’aperitivo fino agli abbinamenti più contemporanei.
La degustazione ospitata nelle storiche cantine Coppo, parte delle celebri “Cattedrali Sotterranee” patrimonio Unesco, ha raccontato proprio questa evoluzione attraverso tre coppie di Moscato Canelli, mettendo a confronto annate giovani e versioni più mature.
Un percorso che assume un significato particolare perché dal 2023 il Canelli è diventato una denominazione autonoma: la vendemmia 2023 è infatti la prima annata certificata del Canelli Docg indipendente dall’Asti Docg, dopo essere stato per anni una sua sottozona. Una scelta che sancisce l’identità di un territorio storico e di un modello produttivo fondato su regole più rigorose: rese più contenute per ettaro, raccolta esclusivamente manuale e una maggiore attenzione alla qualità della materia prima.
La zona del Canelli comprende meno di venti comuni collinari tra le province di Asti e Cuneo, terre che rappresentano la culla del Moscato Bianco piemontese. Qui il vitigno trova una delle sue espressioni più riconoscibili, grazie a colline vocate, suoli ricchi di storia e una cultura contadina che ha saputo trasformare un’uva aromatica in un patrimonio identitario.
A sostenere questa nuova fase è anche l’attività dell’Associazione Produttori Moscato Canelli, impegnata nella tutela della denominazione, nella promozione del territorio e nella diffusione di un’immagine contemporanea del Moscato. Un lavoro che parte dal vino, ma arriva prima ancora alla cultura del luogo: perché un grande calice nasce sempre dalla consapevolezza della terra da cui proviene.

Tre interpretazioni, sei annate: il volto contemporaneo del Canelli
Il primo confronto è quello tra le annate 2025 e 2017 di Armangia, una realtà che interpreta il Moscato puntando soprattutto sull’eleganza e sulla finezza aromatica, più che sulla ricerca della concentrazione.
Il 2025 restituisce il ritratto classico del Moscato Bianco quando viene rispettato nella sua natura più autentica: profumi di pera, pesca bianca, fiori d’acacia e quella delicata impronta floreale che richiama i vigneti in primavera. È un vino fragrante, luminoso, immediato.
La versione 2017 mostra invece come il Canelli sappia evolvere nel tempo. Emergono sensazioni di miele, frutta candita, erbe aromatiche e una sottile nota balsamica con eleganti richiami idrocarburici, senza perdere quella freschezza che rimane il tratto distintivo del vitigno. Una maturità gustativa che sorprende e invita a superare l’idea del Moscato come vino esclusivamente giovane.
Si prosegue con le annate 2025 e 2017 del Poderi del Falchetto, dove il profilo aromatico assume una veste più ampia e avvolgente. Nel vino più giovane emergono frutta gialla, pesca matura, leggere sfumature tropicali e richiami ai fiori gialli. La versione 2017 è più complessa e da bere ora: il tempo ha ampliato il ventaglio aromatico, donando profondità senza appesantire il sorso.
Magistrale il confronto tra i Canelli 2019 e 2024 di Cascina Cerutti. La 2019 colpisce per il colore giallo dorato luminoso e per una complessità non comune: note erbacee e balsamiche si intrecciano a un intrigante richiamo minerale e a piacevolissime sfumature di fiore di zafferano. Il sorso resta sorprendentemente dinamico, sostenuto da un equilibrio tra dolcezza, acidità e persistenza aromatica.
La 2024 conquista invece per immediatezza e precisione: pesca bianca, agrumi, fiori freschi, accenni di salvia e una chiusura fragrante che richiama l’essenza stessa dell’uva Moscato, con quella sensazione piacevolmente persistente che invita al secondo sorso.
Un vino dolce, ma non solo
Il valore del Canelli contemporaneo sta proprio nella sua capacità di uscire dai vecchi schemi. La sua freschezza naturale lo rende perfetto come aperitivo, ma anche sorprendentemente versatile a tavola: accompagna sushi e sashimi, cucine speziate e piccanti, pizze gourmet con cornicioni importanti, formaggi freschi e stagionati. Da provare anche con la Robiola di Roccaverano Dop, in un incontro tutto piemontese tra dolcezza aromatica e sapidità.
La versione giovane rappresenta il lato più immediato e conviviale del Moscato: un vino verticale, profumato, capace di regalare freschezza dall’inizio alla fine del pasto. La Riserva, invece, apre una riflessione importante sulla longevità del Canelli. Con un affinamento minimo previsto di 30 mesi, dimostra come il residuo zuccherino, quando è sostenuto da una corretta acidità, non sia un limite ma un elemento di equilibrio. Il tempo non spegne il vino: ne amplia la complessità, trasformando gli aromi primari dell’uva in sensazioni più profonde di miele, frutta evoluta, spezie e note balsamiche.
Servito rigorosamente tra gli 8 e i 10 °C, il Canelli rivela così tutta la sua eleganza: giovane quando racconta la fragranza del Moscato appena nato, maturo quando dimostra la capacità di attraversare gli anni.
La sfida oggi è proprio questa: restituire al Moscato il posto che merita, liberandolo dai cliché e riportandolo nella contemporaneità della tavola. Perché il Canelli non è soltanto un vino dolce. È la voce di un territorio che ha scelto di raccontarsi con maggiore consapevolezza, un sorso alla volta.




