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I consigli

del nostro doctor sommelier

Thomas Coccolini Haertl

 

Sartori Marani Bianco Veronese IGT 2021

Ripartiamo con i vini bianchi fermi. Nel territorio vitivinicolo veronese, la storia di Sartori inizia a fine ‘800 con Pietro e la sua trattoria, punto di riferimento del territorio. Da lì il passo per divenire commerciante di vino è stato breve: oltre la mescita quotidiana vendeva damigiane e bottiglie, sicché nel 1898 acquistò la prima vigna, a Negrar. Mentre si espandevano le vendite in tutto il nord Italia, Pietro Sartori ha cresciuto cinque figli, di cui Regolo è stato il primo erede in cantina con la seicentesca Villa Maria, oltre al parco di 5 ettari fra i giardini e il vigneto-culla di Corte Brà, l’antico brolo. Seguono i figli Pierumberto e Franco; negli anni ’60 del boom economico, l’azienda si espande all’estero e crescono i poderi di famiglia che imbottigliano Amarone, Soave, Valpolicella. Negli anni ’90 arriva l’ingresso nel cda della Cantina Sociale di Colognola ai Colli. In etichetta svetta Cangrande I della Scala, signore scaligero di Verona, fiero a cavallo, citato da Dante Alighieri nella Divina Commedia. I 25 ettari di famiglia, oltre quelli della Cantina Sociale, sono in Valpolicella Classica tra le vallate di Negrar, Marano e San Pietro in Cariano, tra i 170 e i 250 metri slm.

Sartori Marani Bianco Veronese IGT 2021

In onore a Fernanda Marani, moglie di Regolo Sartori, questa bottiglia è il frutto di uve garganega in purezza alla ricerca un spiccata territorialità. Fra le etichette della famiglia, è un bianco complesso, con le uve provenienti da una vigna di oltre 30 anni, che per un 30% vengono lievemente passite sostando circa un mese in appositi ambienti aerati: dopo la pigio-diraspatura, con una breve macerazione delle vinacce a freddo, il 50% del mosto è affinato in vasche sulle proprie fecce fini, mentre l’altro 50% in grandi botti di rovere per circa 6 mesi. Il colore giallo intenso, brillante, con ombreggiature oro antico, esprime tutta questa lavorazione e il risultato è un bianco con sentori di fiori bianchi di prato, di melata, cenni di frutti a polpa bianca maturi, frutti tropicali e brioche, con lievi spezie orientali; al palato questo vino è subito largo, ricco di polpa fruttata, solo appena caldo con una gradazione di 13,5% vol.. Lascia un finale lungo in equilibrio fra il morbido e il sapido, concedendosi nel retrolfattivo a echi percettivi di mandorla amara, uva sultanina e albicocche sotto spirito.

 

Abbinamento di mare: bigoli in salsa

Abbinamento di terra: pollastro alla cacciatora (ricetta storica di Casa Menini)