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I consigli
del nostro doctor sommelier
Thomas Coccolini Haertl
Illica Vini
Sempre alla ricerca di bianchi fermi, per tutta l’estate, questa settimana torniamo sui colli piacentini, in questo viaggio fra le piccole cantine emiliane artigianali. Incontriamo Illica Vini dei fratelli Magnani Fabrizio e Paolo, con la loro piccola azienda di famiglia creata dal nonno negli anni ’50. Il nome proprio delle loro tre etichette di Metodo Classico, 1919, nelle declinazioni Blanc de Blancs e Blanc de Noirs si riferisce a quel Luigi Illica, noto librettista italiano prevalentemente pucciniano, originario di Castell’Arquato (colli piacentini), collaboratore di Giuseppe Giacosa per libretti d’opera, morto appunto nel 1919. Qua si punta sulla Barbera con suoli vocati a questo vitigno, recuperando anche appezzamenti di altre varietà. Siamo nella valle del torrente Ongina che sfocia in Val d’Arda, comune di Vernasca, terreni ricchi di fossili, lambiti dal mare, 5 milioni di anni fa. È il motivo del simbolo di Illica, una conchiglia. Il progetto dei fratelli Illica, convertiti al biologico già dai primi ’90 è chiaro: essere certamente due voci fuori dal coro, con una recente cantina di dimensioni contenute, in cui si lavorano sia bollicine che vini fermi.
Illica Vini Traiano Emilia Bianco IGT 2021
Da uve malvasia di Candia aromatica, trebbiano romagnolo, ortrugo e chardonnay, questo bianco rimane in affinamento un anno in vasche di acciaio e successivamente evolve dai 6 ai 48 mesi di bottiglia. Anche in questo caso abbiamo aspettato qualche anno, dalla vendemmia 2021, sempre per poter apprezzare vini che hanno allungato la loro maturazione in bottiglia. Ricordando ancora una volta che per fare questo, il vino deve sostare orizzontale mantenendo il tappo a contatto col vino, in ambienti bui, non troppo secchi e con andamento delle temperature stagionale e morbido, senza picchi eccessivi. Al colore, Traiano si presenta di un giallo paglierino dorato intenso, brillante. All’olfatto, questo bianco composto da una cuvée di uve territoriali, subito apre con note fini, fruttate di susina gialla, latenze di scorza di limone, poi ricchezza di erbe aromatiche, fino a delicati echi di zenzero e pepe bianco, conservando sotto i sentori minerali tipici del territorio che si diceva. La Malvasia non domina, però si sente. Al palato è fresco, trasportando fino all’ultimo le parti acide ma anche carnose del frutto, con un finale prevalentemente sapido, di buona persistenza, conservando retrolfattivi di macchia mediterranea.
Abbinamento di mare: rana pescatrice in umido con piselli
Abbinamento di terra: gnocchi mantecati al formaggio Monteorsaro, aromatizzati alla salvia




