Le tensioni internazionali iniziano a produrre effetti tangibili anche sulle filiere del vino italiano, un settore che più di altri vive di equilibri incerti tra export, costi logistici e tenuta della domanda globale.
Secondo quanto emerso nel Consiglio nazionale di Unione Italiana Vini, ospitato a Cornaiano, circa venti mercati — dall’area del Golfo fino ad alcuni Paesi limitrofi — risultano oggi di fatto rallentati o bloccati, per un valore complessivo di esportazioni che si aggira attorno agli 80 milioni di euro annui.
A fotografare la situazione è il presidente Lamberto Frescobaldi, che mette in evidenza una dinamica già in atto: non solo la frenata degli ordini, ma una progressiva pressione sui costi strutturali. Vetri, carta, cartone, capsule e logistica stanno registrando incrementi che, secondo le stime dell’Osservatorio Uiv, possono incidere tra il 10 e il 20% sul prezzo finale di una bottiglia da 4 euro. Una soglia che molte aziende non riescono più ad assorbire, soprattutto dopo le riduzioni di prezzo già imposte sui mercati americani negli ultimi mesi.
Frescobaldi segnala anche l’aumento dei costi dei trasporti, con rincari interni già visibili e un incremento dei noli internazionali che potrebbe oscillare tra il 20 e il 50%. A questo si aggiunge un quadro più ampio e meno misurabile: la frenata del turismo, in particolare quello enogastronomico, e il rischio di una contrazione della domanda legata all’incertezza economica globale.
Il vino, ancora una volta, si trova così esposto a una doppia pressione: quella dei mercati che rallentano e quella dei costi che accelerano. Una condizione che, come sottolinea Frescobaldi, richiede attenzione istituzionale immediata, perché la capacità di assorbimento del settore appare ormai vicina al limite.