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I consigli

del nostro doctor sommelier

Thomas Coccolini Haertl

 

Edoardo Sobrino

Questa settimana stiamo sui vini rossi, vista questa nostra voglia d’autunno che non ci molla più, dopo tanto caldo che pure resiste nonostante si sia ad ottobre. Saliamo nelle Langhe e più recisamente a Diano d’Alba, in provincia di Cuneo, territorio ben noto per le eccellenze Barolo e Barbaresco. Andiamo Da Edoardo Sobrino. Vincenzo, il bisnonno, già a fine Ottocento si dedicava alla pratica dell’innesto, come esperto contadino, poi entrato in contatto con Gustavo Castellazzo, proprietario di Moncolombetto, la tenuta che riconobbe il suo talento e per cui si creò un rapporto di lavoro costante. Con l’arrivo delle successive generazioni, in particolare con Edoardo, continua, anzi si amplifica la passione, complice un territorio eccellente, creando così una cantina il cui nome è noto sulle tavole di tutto il mondo occidentale.
Siamo intorno alle 30.000 bottiglie l’anno, pertanto sono numeri con rese in vigna che puntano alla selezione qualitativa per sole tre etichette: Barolo, Barolo Riserva e Dolcetto di Diano D’alba. Ovvero solo due varietà di uve, oltre all’immancabile Barbera e Barbera Riserva DOC.

Edoardo Sobrino Barolo Monvigliero DOCG 2016

Pochi fronzoli, tanta sostanza per questo Barolo. Un po’ come il carattere dei piemontesi che usualmente ci aspettiamo. In una sola etichetta racconta ciò che serve, niente più; la MEGA Monvigliero (Menzione Geografica Aggiuntiva), oppure UGA (Unità Geografica Aggiuntiva, com’è ad es. in Chianti Classico), l’azienda di Diano d’Alba e l’eccellente annata 2016. Infine: contenuto, lotto e gradazione (14,5% Vol.). Stop. E allora scopriamola dentro, oltre il logo stilizzato che echeggia origini antiche; la scelta non è caduta sulla Riserva, perché di suo la 2016, a distanza di altri 10 anni di maturazione in bottiglia, restituisce un Barolo fuori dal comune. Oltre il colore, lo sappiamo, il classico porpora scarico, con solo qualche velleitario anticipo di ombreggiature granata, dimostra la gioventù di un vino in primo luogo di straordinario equilibrio. Il vigneto Monvigliero regala in particolare un’asticella olfattiva tutta spostata verso l’alto con uno spettro di sentori da manuale, oltre la balsamicità e le spezie fini che nascono da una maturazione in botti grandi di oltre 24 mesi. Il palato è profondo, stratificato, con finali di acidità invoglianti, mai però sopra le adeguate tannicità.

 

Abbinamneto di mare: —

Abbinamento di terra: brasato al barolo