WINESTOP&GO 

I consigli

del nostro doctor sommelier

Thomas Coccolini Haertl

 

Nino Negri

Altra settimana sui vini rossi, intanto qualche pioggia ha aperto ufficialmente l’autunno. Saliamo in Lombardia, e continuiamo a salire. A nord del Lago di Como, poi verso est entriamo in Valtellina; Morbegno, Sondrio, infine Chiuro, sede di Nino Negri fin dal 1897. Il particolare orientamento della valle dell’Adda da est a ovest, rispetto alla maggior parte dei corsi d’acqua di queste regioni che scorrono da nord a sud, rende la Valtellina atipica, con il versante sud boschivo e solo quello nord largamente coltivato, fin dai tempi dei romani a quote alte. Così il paesaggio diventa unico, con le vigne su balconate a perdita d’occhio; 2.500 vigneti fra i 250 e i 700 m slm, delimitati dai caratteristici muretti a secco, la cui arte dal 2018 è Patrimonio Immateriale dell’Umanità Unesco. L’uva qui è la chiavennasca, variante lombarda del nebbiolo che la Valtellina rivendica come cultivar dalle origini altrettanto remote; uno dei possibili significati del nome si deve al toponimo della limitrofa Valchiavenna. A proposito di vendemmia eroica, qua oggi non è improbabile vedere degli elicotteri che salgono verso i pendii più impervi, per portare le uve in cantina; conti alla mano, risulta vantaggioso.

 

Nino Negri Sassorosso Valtellina Superiore DOGC Nebbiolo Grumello 2017

I terreni sono graniti dolomitici quasi affioranti, con strati più superficiali costituiti da fondi sabbiosi limosi. Le cartografie di Alessandro Masnaghetti mostrano la Valtellina Superiore DOCG divisa nelle 5 zone, da ovest verso est: Maroggia, Sassella, Grumello, Inferno e Valgella. In questa occasione apriamo l’etichetta dedicata a Grumello. Di colore rosso carminio scarico, tipica della varietà di origine nebbiolo, questo vino restituisce tutta l’evoluzione di un’annata all’indietro di quasi dieci anni; olfatto deciso, avvolgente dai fiori rossi alla frutta di bosco in confettura, con riverberi decisi di spezie fra cui cannella e noce moscata, grazie all’affinamento in botti grandi e barrique. Completa il bouquet una persistente nota di tabacco da sniffo, fra liquirizia balsamica ed echi fumé. Al palato è strutturato, stratificato, largo, perfettamente maturo, concedendo note di elegante, forte acidità nella sua lunga persistenza con tannini astringenti e qualche nota sulfurea. Da Nino a Carlo Negri, fino all’attuale proprietà del Gruppo Italiano Vini, la storica cantina ipogea è labirintica, con le grandi botti che furono collocate nel sottosuolo a cielo aperto, poi richiuso, con sopra le abitazioni del paese.

Abbinamento di mare: —

Abbinamento di terra: cervo in salmì con polenta taragna