Dal 6 al 10 novembre Merano torna a essere uno dei punti di osservazione privilegiati del mondo del vino. Il Merano WineFestival raggiunge la sua 35ª edizione, un traguardo che racconta una storia iniziata nel 1992 per iniziativa di Helmuth Köcher e che, nel tempo, ha costruito un appuntamento riconoscibile nel panorama enologico italiano e internazionale. Non soltanto una vetrina di produttori ed etichette, ma anche un’occasione per interrogarsi sulle trasformazioni di un settore che oggi si trova davanti a questioni tutt’altro che marginali.
Il Kurhaus ospiterà il cuore della manifestazione, con oltre 350 aziende vitivinicole italiane, più di 100 produttori internazionali provenienti da 12 Paesi e oltre 120 etichette selezionate nella WineHunter Area. Complessivamente, i numeri annunciati per questa edizione parlano di 810 aziende e oltre 2.600 prodotti in degustazione. Una presenza articolata che mette a confronto territori consolidati, denominazioni storiche e realtà meno conosciute, offrendo uno spaccato della pluralità produttiva che caratterizza il vino contemporaneo.
La giornata inaugurale di venerdì 6 novembre sarà particolarmente significativa per i temi affrontati. Torna infatti il summit scientifico “Respiro e Grido della Terra”, al Teatro Puccini, con ricercatori e studiosi di diverse università italiane chiamati a discutere delle nuove frontiere della viticoltura e dell’enologia. Al centro degli interventi il cambiamento climatico, la protezione della vite dagli stress ambientali, l’intelligenza artificiale applicata alla conservazione del vino, la qualità e la percezione sensoriale, fino al rapporto tra terroir e identità delle produzioni. Argomenti che non appartengono più soltanto alla ricerca accademica, ma incidono direttamente sulle scelte quotidiane dei produttori.
Sempre venerdì, TasteTerroir – bio&dynamica proporrà un percorso dedicato ai vini biologici, biodinamici, naturali, ai vitigni resistenti PIWI, alle vinificazioni in anfora e agli affinamenti sott’acqua. Spazio anche al Riesling e a Cult Oenologist, iniziativa che mette in relazione alcuni tra i più conosciuti enologi italiani con il pubblico e gli operatori, attraverso le loro filosofie produttive e le scelte tecniche.
Da sabato 7 a lunedì 9 novembre il festival entrerà nel vivo con le degustazioni di Wine Italia e Wine International. Tra gli appuntamenti di approfondimento ci saranno le WineHunter Masterclass, mentre la selezione Next Platinum porterà l’attenzione sulle etichette che hanno raggiunto i vertici delle rispettive categorie. Un riconoscimento particolare sarà riservato anche ai vini premiati al Mondial des Vins Extrêmes, concorso dedicato alla viticoltura eroica e di montagna, espressione di territori dove produrre vino significa spesso misurarsi con condizioni ambientali difficili.
Nella GourmetArena, accanto alle produzioni gastronomiche, troveranno spazio due temi che raccontano bene l’evoluzione dei consumi: la WineHunter Rosé Selection e l’area No-Low Alcohol, dedicata ai vini a gradazione ridotta o assente. Il 10 novembre, infine, la manifestazione si concluderà con una giornata dedicata a Champagne e Metodo Classico italiano e internazionale.
Ma è soprattutto guardando al contesto attuale che questa edizione assume un significato particolare. Il vino attraversa una fase complessa: cambiano le abitudini di consumo, cresce l’attenzione verso la moderazione, i mercati internazionali sono meno prevedibili e il cambiamento climatico impone ai vigneti nuove condizioni di adattamento. Anche la tecnologia e l’intelligenza artificiale stanno entrando progressivamente nei processi produttivi, nella comunicazione e nella tracciabilità.
Non basta dunque presentare grandi etichette, assegnare premi o riunire produttori sotto lo stesso tetto. Occorre capire quale direzione stia prendendo il settore e, soprattutto, come difendere il valore del vino senza trasformarlo in un prodotto distante dai consumatori. È una questione di qualità, certo, ma anche di cultura, identità territoriale e capacità di raccontarsi. In questa prospettiva si inserisce anche l’annunciato Merano Wine Observatory, progetto che dal 2027 dovrebbe diventare uno strumento permanente di analisi dei cambiamenti del comparto.
Trentacinque edizioni dopo, la sfida di Merano non sarà soltanto celebrare ciò che il vino italiano ha saputo conquistare, ma contribuire a comprendere ciò che lo attende. Perché il futuro non si costruisce difendendo nostalgicamente il passato, ma sapendo riconoscere, senza pregiudizi e senza facili entusiasmi, le trasformazioni che sono già in corso.