Il cocktail del ventesimo secolo o la rivincita di un classico? Nel 2027 il Twentieth Century Cocktail festeggerà i 90 anni. Genesi e anatomia di un drink nato per celebrare la modernità e finito nell’oblio, a cui l’attuale “Golden Age” della miscelazione sta restituendo il giusto posto nella storia.
“Ad una prima impressione, questo drink sembrerebbe essere una semplice variante del Corpse Reviver#2 e, stando alla lista degli ingredienti, di sicuro lo è. D’altra parte, i due cocktails e i loro rispettivi aromi sono assolutamente unici, e il CR#2 ha debuttato sette anni prima”. Con queste parole, il graphic designer dal ben pagato lavoro nell’industria cinematografica di Hollywood nonché cultore del bere miscelato Ted Haigh – noto come Dr. Cocktail – nel suo imprescindibile manuale del 2009 Vintage Spirits & Forgotten Cocktails sollevava il sudario dell’anonimato da uno di quei drink scomparsi dal gradimento del grande pubblico ma molto apprezzati dagli addetti ai lavori e dagli appassionati: il Twentieth Century Cocktail. Il drink compirà 90 anni nel 2027, la sua ricetta essendo stata pubblicata la prima volta nel Cafè Royal Cocktail Book del 1937. Curata da William J. Tarling, allora presidente dell’associazione britannica dei barman (United Kingdom Bartenders’ Guild), la guida era nei fatti il ricettario ufficioso dell’associazione poiché compendiava le drink list di quasi tutti i più importanti bar sparsi per l’Inghilterra. A firmare il cocktail fu C. A. Tuck, barman londinese che si ispirò al Twentieth Century Limited, il treno di lusso in servizio dal 1902 sulla tratta New York-Chicago e che da lì a pochi mesi avrebbe conosciuto una veste totalmente rinnovata e proiettata nel futuro (nel 2013, in occasione del centenario del Grand Central Terminal, il Twentieth Century Limited è stato rimesso in uso).

La ricetta secondo l’autorevole Difford’s Guide: 5 cl di London Dry Gin, 3 cl di Kina Lillet (fuori produzione da tempo e ora sostituito dal Lillet Blanc, meno amaricante,), 3 cl di crème de cacao bianca, 1 cl di succo di limone di fresco. Shakerare con ghiaccio e filtrare in una coppetta ghiacciata guarnendo il drink con una scorzetta di limone.
Al netto di qualche lodevole e costosissima eccezione, viaggiare in treno oggi è un’esperienza sempre meno glamour; al debutto del ventesimo secolo, invece, laddove i voli di linea erano davvero un privilegio riservato ai multimilionari, i business travellers e l’alta borghesia potevano scegliere tra un’ampia offerta di tratte ferroviarie su cui le compagnie si sfidavano a colpi di servizi sempre più allettanti ed esclusivi. Nessuno di loro poteva competere con quello offerto dal Twentieth Century Limited. Frequentato da celebrità, uomini d’affari ed esponenti della élite americana del tempo, il treno veniva pubblicizzato con un motto che adesso definiremmo virale: “The Most Famous Train In The World”. La carrozza più ambita era quella del bar, dove su comodi salottini in pelle, con luci regolabili e musica in sottofondo, i facoltosi passeggeri ordinavano cocktails e coppe di champagne prima di sedersi nelle due carrozze ristorante del convoglio che potevano ospitare fino a 68 persone.

Il treno Twentieth Century Limited.
Che il viaggio dovesse trasformarsi in un’esperienza per i cosiddetti happy few lo si capiva ancora prima di salire a bordo. Al Grand Central Terminal di New York, i viaggiatori con il biglietto del Twentieth Century Limited venivano accolti da un lungo tappeto rosso srotolato sulla banchina. Questo rito pagano che apriva la liturgia del lusso ferroviario fu l’atto di nascita dell’espressione red carpet, di cui l’industria del cinema e dello spettacolo si è poi appropriata in modo pressoché esclusivo.
Nel 1938 il convoglio subì un radicale restyling per mano del designer statunitense Henry Dreyfuss; le linee futuristiche del locomotore J3A della NYC, con le sue due sfumature di grigio alluminio e le strisce azzurre che ne sottolineavano l’ardita aerodinamica, si aggiunsero agli interni ancor più raffinati delle carrozze dotate di ogni comfort disponibile all’epoca, tra cui la presenza a bordo di un barbiere, di una domestica, di un maggiordomo e perfino di una stenografa per gli uomini d’affari in viaggio. Il tempo di percorrenza tra le due metropoli si ridusse da 20 a 16 ore.
Il drink creato da Tuck volle quindi esaltare quel sentimento di lusso e modernità trasferendo in un liquido l’estetica rigorosa e innovativa dell’Art Deco, inserendosi nel solco della tradizione inaugurata da un grande cocktail pre-proibizionismo: l’Aviation messo a punto dal tedesco Hugo R. Ensslin che lo inserì nel suo manuale del 1916 Recipes for Mixed Drinks per omaggiare l’aviazione civile degli albori.
L’eclettico scrittore americano, gourmand e storico delle ferrovie Lucius Beebe (a cui si deve anche uno dei più raffinati libretti sui cocktails, il The Stork Club Cocktail and Bar Book del 1964) era un passeggero abituale del Twentieth Century Limited e più volte ne descrisse l’atmosfera ovattata: “Vi dormo sempre il sonno degli ingiusti, inondato da cognac Hennessy Tre Stelle e sigari Upmann Corona”. Al termine del servizio di cena, la carrozza ristorante si trasformava in un vero nightclub chiamato Cafe Century.

Il Twentieth Century Cocktail si è eclissato dalle drink list internazionali per assecondare il mutamento del gusto dominante, poco incline ai cocktail cremosi e dolci della miscelazione classica in cui la crème de cacao era ingrediente comune (si pensi al Grasshopper o all’Alexander, probabilmente il più vilipeso e mal eseguito cocktail della tradizione). Nemmeno ha giovato la scomparsa del Kina Lillet, reso immortale da Ian Fleming nel suo romanzo d’esordio Casino Royale nelle cui pagine l’agente segreto di Sua Maestà più famoso della letteratura chiedeva a un barista la preparazione di quello che il mondo avrebbe poi conosciuto come Vesper Martini. Come detto, oggi si deve sostituire il Kina Lillet con il Lillet Blanc ed eventualmente aggiungere qualche goccia di elisir di China, oppure optare per un aperitivo fortificato bianco dagli aromi più decisi come il Cocchi Americano o lo Strucchi Bianco. Per mitigare infine la sensazione di eccessiva dolcezza, basterà ridurre la dose di crème de cacao a 1.5 cl e raddoppiare quella di succo di limone fresco.
E a quel punto, immaginarsi sfrecciare in pieno confort ad una velocità fino ad allora solamente ipotizzata mentre i contorni del paesaggio circostante sfumavano nella trasparenza dorata di un cocktail che, come il nuovo secolo che voleva celebrare con le sue contraddizioni, le tragedie passate e purtroppo imminenti, apriva ad infinite possibilità e suggestioni. Anche per l’oggi, come solo i veri classici possono permettersi di fare.




