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I consigli

del nostro doctor sommelier

Thomas Coccolini Haertl

 

Casteldelpiano

E siamo arrivati all’autunno di quest’anno, con la voglia di essersi lasciati alle spalle questa Long hot summer, per citare il famoso film americano del 1958, interpretato, fra gli altri da Orson Welles. Saliamo in Lunigiana immersi nel verde di queste colline toscane, all’interno del Parco nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano. La Lunigiana fra l’altro, per vitigni autoctoni è il comprensorio più ricco d’Italia; del resto, attraverso la Via Francigena e la Via del Sale, è stata da sempre il passaggio di genti e merci, dando ricchezza al patrimonio viticolo. Le varietà principali coltivate sono albarola, barsaglina, durella, groppello, pollera, verdella, vermentino nero, ma l’elenco potrebbe continuare. Una delle cantine del territorio che possiamo presentare come artigianale, per gli amanti delle aziende dai piccoli numeri è Casteldelpiano. Siamo nella Valle del torrente Taverone e il Castello dei Malaspina rappresenta un reperto della Lunigiana medioevale, già divenuto residenza nel XVI sec. Oggi rivive una nuova giovinezza grazie anche all’accoglienza turistica al suo interno.

Casteldelpiano Melampo Pinot Nero IGT DOC 2020

Sono ben nove le etichette di questa cantina, fra vini frizzanti rifermentati in bottiglia e fermi: Luna Lies, Claré, Mattagna, Durlindana, PianPiano, Pepe Nero, Sassomano, Marcolfo e Melampo di cui apriamo la 2020. Fa specie che, oltre le tantissime varietà autoctone, questa cantina coltivi anche pinot nero, ma assaggiando questo vino si intuisce il potenziale di quest’uva internazionale all’interno di questo areale. Il suolo in riva al Taverone è sano, non si fa uso di fertilizzanti o altri concimi chimici di sintesi, in regime biologico vero. La vicinanza del torrente, con la valle orientata verso il mare, crea un microclima con giornate calde, luminose, poi notti fredde e asciutte. Di colore rosso rubino intenso, con nuance che virano al violaceo e al carminio, questo pinot nero è una sorpresa, fra la vivace espressione dei frutti rossi, inebriati da iris e vigorose note speziate, in parte balsamiche, elegantemente rinfozate dal cuoio. Al palato una buona spinta tannica porta astringenza liberando il calore dell’alcol (13% Vol.). Prevale il frutto asciutto, acidulo, senza dolcezze stucchevoli da uve troppo lavorate. Un vino che chiama con piacere il secondo calice.

Abbinamento di mare: caciucco alla viareggina

Abbinamento di terra: cima ripiena della Lunigiana