C’è un’intelligenza che non si scarica da una piattaforma, non si misura in secondi e non si replica con un algoritmo: è quella di chi lavora la terra, osserva le stagioni e impara vendemmia dopo vendemmia. È da questa idea che nasce il tema della quindicesima edizione di Terre di Vite, “Intelligenza Artigianale”, in programma oggi e domani, 24 e 25 ottobre, dalle 11 alle 19, nella suggestiva cornice di Villa Cavazza, a Bomporto, nel Modenese. Un appuntamento che riunisce oltre 150 vignaioli e mette a disposizione degli appassionati più di 1.300 vini artigianali, con degustazioni, incontri e laboratori dedicati al dialogo fra vino e gastronomia. Un’occasione per conoscere direttamente i produttori, ascoltare le loro storie e scoprire quanto lavoro, sensibilità e ricerca si nascondano dietro ogni bottiglia. Perché il vino non è soltanto un prodotto da assaggiare: è un racconto di territorio, di scelte agronomiche, di identità e di relazioni umane. E proprio qui sta il senso dell’“intelligenza artigianale”: in un mondo che pretende tutto subito, ricordarci che la qualità ha bisogno di tempo, esperienza e confronto. Naturalmente, il richiamo all’artigianalità non dovrebbe diventare un’etichetta rassicurante: sono il lavoro in vigna, la coerenza produttiva e il contenuto del calice a fare la differenza, non la sola dichiarazione d’intenti, ovvio. Il programma offre anche laboratori del gusto, dalle degustazioni di Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP agli abbinamenti con pane, olio, pasticceria e cucina, oltre agli approfondimenti dedicati ai vini e ai loro territori. E poi c’è lui, il Lambrusco, protagonista naturale in una terra che ne ha fatto uno dei propri simboli. Per troppo tempo liquidato come vino semplice, da bere senza pensarci troppo, oggi può raccontare una storia diversa. La sua evoluzione dimostra quanto il lavoro di alcune cantine capaci di investire in vigna, precisione enologica e ricerca stilistica abbia contribuito a innalzare il livello qualitativo. Accanto alla piacevolezza immediata e alla freschezza che lo rendono così conviviale, esistono interpretazioni di grande finezza, spumanti di metodo classico dalla notevole complessità, profondità e capacità di evoluzione. Non basta, naturalmente, una bottiglia ben riuscita per cancellare gli stereotipi: serve continuare a raccontare le differenze fra vitigni, territori e metodi di produzione, lasciando parlare gli assaggi. Ma è proprio questa la sfida più interessante: riconoscere al Lambrusco la dignità di un vino capace di sorprendere anche i palati più esigenti. A Terre di Vite cercheremo di farlo calice alla mano. Seguiteci: intervisteremo il nostro Doctor Sommelier AIS, Thomas Coccolini Haertl, che ci racconterà il suo progetto Perlemilia. E vi porteremo alla scoperta di alcuni assaggi interessanti, di cui vi daremo conto.