Dopo mesi di difficoltà, l’export di vino italiano mostra i primi segnali di recupero sui mercati extra-Ue, trainato dal ritorno degli Stati Uniti. La ripartenza, tuttavia, non basta ancora a invertire la tendenza negativa accumulata nel corso dell’anno e lascia aperto un interrogativo centrale: si tratta di una ripresa della domanda o, soprattutto, della ricostituzione delle scorte lungo la filiera distributiva?
Nei primi sette mesi del 2026, secondo i dati Istat, le esportazioni italiane di vino registrano una flessione del 5,3% a valore rispetto allo stesso periodo del 2025. Le indicazioni provvisorie della Commissione europea, elaborate e anticipate dall’Osservatorio di Unione italiana vini (Uiv), evidenziano però un’inversione di tendenza nel terzo trimestre: tra luglio e settembre le spedizioni verso i Paesi extra-Ue crescono di quasi l’8% a valore su base annua. Il risultato riduce il deficit accumulato da inizio anno al 3%, per un controvalore di circa 3,3 miliardi di euro e volumi superiori a 740 milioni di litri.
A sostenere il rimbalzo sono soprattutto gli Stati Uniti, primo mercato mondiale per la domanda di vino, dove le esportazioni italiane segnano nel trimestre estivo un aumento di quasi il 17% a valore e del 6,6% in volume. Una boccata d’ossigeno per le imprese italiane, sotto pressione da circa 18 mesi. Il recupero consente di dimezzare la perdita cumulata sul mercato americano: il saldo 2026 si attesta ora a -6%, pari a 1,27 miliardi di euro, contro il -14% registrato nel primo semestre. Nell’ultimo trimestre considerato torna inoltre a crescere il prezzo medio, con un incremento del 9,5%.
La prudenza, però, resta necessaria. Come sottolinea Lamberto Frescobaldi, presidente di Unione italiana vini, il confronto con la difficile estate del 2025 restituisce un quadro incoraggiante, ma non ancora sufficiente per parlare di normalizzazione.
“I dati provvisori sono positivi rispetto a un’estate 2025 da incubo, ma per parlare di normalizzazione del mercato bisogna aspettare. Rispetto al terzo trimestre di 2 anni fa siamo infatti ancora indietro del 10% e i consumi reali degli americani rimangono negativi (-5,3% da inizio anno per i vini italiani secondo SipSource, la piattaforma che misura le vendite dei distributori ai punti vendita). Per questo – ha aggiunto il presidente Uiv – l’impressione è che questa dinamica, certamente positiva, sia generata più dall’esigenza del trade Usa di ricostituire magazzino che non a un aumento dei consumi. In ogni caso, è il segnale che gli Stati Uniti non hanno intenzione di fare a meno dei nostri vini e in particolare dei rossi, veri protagonisti della fiammata estiva con un +33% in valore e un incremento del prezzo medio di oltre il 15%”.
Il dato sui vini rossi è particolarmente significativo: la crescita del 33% a valore, accompagnata da un aumento superiore al 15% del prezzo medio, indica un recupero che non riguarda soltanto i quantitativi, ma anche il posizionamento commerciale. Resta da capire quanto questa dinamica rifletta una domanda finale più solida e quanto, invece, sia legata alle politiche di approvvigionamento degli importatori e dei distributori. La distinzione è decisiva: la ricostituzione delle scorte può anticipare una ripresa, ma non equivale necessariamente a un aumento strutturale dei consumi.
Il quadro internazionale, del resto, rimane disomogeneo. Nel cumulato gennaio-settembre, i trend a valore dei cinque principali mercati di destinazione — Stati Uniti, Regno Unito, Canada, Svizzera e Giappone — sono ancora negativi. In controtendenza prosegue la crescita della Russia e della Cina, entrambe intorno al 20%, mentre il Brasile conferma un andamento positivo.
Per il vino italiano, dunque, il terzo trimestre offre un segnale da non sottovalutare, ma ancora da consolidare. Gli Stati Uniti dimostrano di mantenere un ruolo centrale per le produzioni italiane, soprattutto per i rossi, ma la tenuta dell’export non può essere valutata soltanto attraverso il valore delle spedizioni. Saranno l’evoluzione dei consumi effettivi, la continuità degli ordini e la capacità di difendere prezzi e posizionamento a stabilire se il rimbalzo estivo rappresenti l’inizio di una ripresa o soltanto una pausa nella fase di contrazione.
EXPORT DEL VINO ITALIANO, SEGNALI DI RIPRESA: +17% NEL TERZO TRIMESTRE




