L’Emilia è una terra in cui le bollicine rappresentano una parte fondamentale dell’identità enologica, con il Lambrusco protagonista di una tradizione che continua a evolversi, anche attraverso interpretazioni di grande interesse in metodo classico. Accanto ai frizzanti della tradizione, produttori e vignaioli sperimentano tecniche e percorsi differenti, valorizzando vitigni e territori. Da questa consapevolezza nasce PERLEMILIA, il progetto ideato dall’architetto e sommelier reggiano Thomas Coccolini Haertl, che punta a promuovere le bollicine emiliane di qualità attraverso un logo di riconoscibilità e tutela territoriale.
Thomas cura per noi la rubrica “L’angolo del sommelier”. Lo abbiamo intervistato in occasione dell’evento Terre di Vite a Villa Cavazza, a Bomporto, nel Modenese.

Da dove nasce PERLEMILIA e quale esigenza vuole soddisfare?

Il progetto prende forma da un percorso iniziato nel 2021, attraverso visite in cantina, degustazioni e incontri con i produttori. L’Emilia possiede una tradizione spumantistica importante, ma non sempre riconosciuta nella sua interezza. PERLEMILIA vuole mettere in relazione queste esperienze, valorizzando le aziende che investono nella qualità e dando loro uno strumento di riconoscibilità territoriale. Non un semplice logo, dunque, ma il primo passo verso una visione condivisa.

Perché mettere al centro i metodi di vinificazione anziché un singolo vitigno? E che cosa identifica il marchio?

La ricchezza ampelografica emiliana è straordinaria: dal lambrusco alla spergola, dalla malvasia di Candia aromatica all’ortrugo, fino ad altre varietà del territorio. Costruire un’identità intorno a un’unica uva sarebbe riduttivo. Il progetto guarda invece al metodo classico, ai rifermentati in bottiglia e agli ancestrali, valorizzando la qualità del processo produttivo e il legame con l’area emiliana. Il progetto interessa sei province: Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Modena, Bologna e Ferrara. L’obiettivo è distinguere le produzioni meritevoli attraverso criteri condivisi, capaci di evolvere in una futura regolamentazione.

I consorzi di tutela esistenti non sono sufficienti a valorizzare queste produzioni? PERLEMILIA vuole sostituirsi a loro?

La prospettiva è quella della collaborazione, non della contrapposizione. I consorzi svolgono un ruolo fondamentale nella tutela delle denominazioni, ma un progetto trasversale può contribuire a raccontare una realtà più ampia, sotto il profilo dell’eccellenza. La sfida è creare sinergie, coinvolgere le cantine e costruire una riconoscibilità che aiuti il consumatore a comprendere meglio il valore delle bollicine emiliane.

Quale futuro immagina per PERLEMILIA e quale ruolo possono avere ristorazione e sommelier?

Il futuro dipenderà dalla capacità di fare sistema. La ristorazione può diventare una vetrina privilegiata, abbinando queste bollicine alla cucina emiliana e facendone scoprire la versatilità. Anche i sommelier hanno una responsabilità culturale: raccontare territori, vitigni e tecniche senza fermarsi agli stereotipi. L’ambizione è contribuire a una nuova consapevolezza del vino emiliano, nella quale tradizione e ricerca convivano, trasformando un patrimonio diffuso in un’identità riconoscibile anche fuori dai confini regionali.

PERLEMILIA pone una questione centrale: un territorio può avere grandi vini senza possedere ancora un’identità condivisa abbastanza forte da comunicarli al mercato…

Il valore del progetto sarà misurato dalla capacità di coinvolgere i produttori, definire criteri credibili e distinguere la qualità senza appiattire le differenze. Perché le bollicine emiliane non hanno bisogno di imitare altri territori: devono trovare il modo di raccontare, con autorevolezza, la propria storia.