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I consigli
del nostro doctor sommelier
Thomas Coccolini Haertl
Saccomani Rosalba Metodo Classico
Ritorniamo sui colli piacentini alla ricerca delle migliori bollicine emiliane. A Lugagnano val d’Arda, e in particolare a Diolo, incontriamo Luca, la giovane generazione che conduce la cantina Saccomani, dove si lavorano le uve autoctone del territorio. La parte alta dell’azienda è all’interno della riserva naturale geologica del piacenziano; sono terre ricche di fossili risalenti al periodo del pliocene mediterraneo. I loro vini rispecchiano il terreno, fra fermi e rifermentati in bottiglia. Qui si coltiva la vite da secoli, in particolare un tempo per uva da tavola, mentre oggi la precedenza è per il vino. L’idea di questa azienda è produrre fuori dalla rincorsa frenetica alla produzione, quasi come se il tempo avesse dettato altri valori, fra cui la lentezza come virtù. Si cerca di rispettare ogni elemento dell’ambiente, circondati del resto da luoghi della storia che sembrano essere rimasti dentro al passato, come Castell’Arquato, un borgo medioevale arroccato sulla collina, oppure come il castello di Gropparello. Ortrugo, G utturnio fra Barbera e Croatina sono alcune delle loro etichette razionali, con una conchiglia in evidenza che ci riconduce al valore dei terreni.
Saccomani Rosalba Metodo Classico
Oltre ai rifermentati in bottiglia e vini fermi, Rosalba è un Metodo Classico da uve fortana, varietà a bacca rossa del territorio emiliano che in questo caso, grazie a una pressatura soffice restituisce un rosato fra i pochi vinificato in purezza. Di colore oro rosa-buccia di cipolla, questo vino sfida la gravità con le sue bollicine molto fini che risalgono in superficie energiche, tipiche di un metodo classico dalla breve sosta sui lieviti. Dal lotto possiamo risalire alla vendemmia 2021, mentre la sboccatura, dichiarata, è di ottobre 2024. All’olfatto Rosalba rivela note decisamente più floreali che fruttate, con qualche accento verso il profumo della foglia di castagno e una lieve croccantezza sottilmente agrumata. Il palato trova equilibrio fra la verticalità tipica di un vino non dosato e una giusta maturazione delle uve che restituiscono un palato rinfrescato, ma non graffiato come certi pas dosé. Di buona persistenza, mantiene note di fiore rosso lievemente appassite. Il Fortana, che era anche nota come Uva d’Oro, forse perché legata alla sua abbondante produzione che la rendeva preziosa per il sostentamento dei contadini, oggi si rivela un vino fuori dagli schemi, ma di grande versatilità.
Abbinamento di mare: Tagliolini ai frutti di mare
Abbinamento di terra: spaghetti alla carbonara ricetta classica




