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I consigli
del nostro doctor sommelier
Thomas Coccolini Haertl
Brancaia Il Blu 2019
Prosegue, in questa settimana pasquale lo special dedicato ai vini Premium italiani. Ed eccoci da Brancaia, nel comprensorio del Chianti Classico Gallo Nero, in particolare a Radda in Chianti. La storia di questa cantina è moderna, inizia solo nel 1981 con Brigitte e Bruno Widmer, origine svizzera, che visitando la Toscana si innamorano della collina ove da vecchie costruzioni abbandonate sorgerà Brancaia, a Castellina in Chianti; così nasce il loro progetto di fare vino di qualità in Italia. Il Blu viene prodotto per la prima volta nel 1988 fuori dal disciplinare del Chianti Classico, sulla scia dei SuperTuscan di cui abbiamo già raccontato; un rosso che non poteva essere solo un semplice vino da tavola.
Con questa eccellenza nasce anche l’etichetta tipica di Brancaia; grazie all’agenzia pubblicitaria di famiglia, viene creato il caratteristico essenziale riquadro: due colori a contrasto e la scritta al centro. Iconica, moderna, subito riconoscibile. Erano anni in cui, soprattutto per il Chianti, si vedevano etichette ancora molto classiche, fin troppo sulla falsa riga di tanti château francesi. La proprietà a Radda in Chianti viene acquistata nel 1989, sempre con edifici in stato di abbandono. Qui viene realizzata la cantina. La figlia Barbara arriva negli anni ’90, anche lei presa dalla passione per l’enologia. Infine, nel 1998 l’azienda investe in Maremma verso il mare.
Brancaia Il Blu 2019
Le etichette di Brancaia, sotto il raffinato family feeling stilistico giocano sui colori; includono il Chianti Classico Gallo Nero, la Riserva e la Gran Selezione 100% sangiovese da Castellina in Chianti, mentre Ilatraia, da uve 40% petit verdot, 40% cabernet sauvignon e 20% cabernet franc, è il vino della Maremma; al vertice Il Blu dall’inusuale taglio di merlot all’80%, 10% sangiovese e cabernet sauvignon. Il colore della 2019 (14,5% Vol.) ora è di un rubino più luminescente nella superficie esterna, carminio scuro in profondità, intenso e con una certa impenetrabilità, oltre a lievissime esteriorità che principiano al mattone rosso inglese. Il calice si riempie di inebrianti note di frutta rossa, fra mirtillo scaldato dall’alcol, melograno essiccato, composta di prugne in relazione a fiori rossi in piena maturazione liberando anche una delicatissima balsamicità di eucalipto e menta. Completano il naso dettagli più pungenti, fra polvere di caffè ed elicriso. Al palato il merlot detta legge, entra allargandosi per tutta la bocca, stimolando i sensori del gusto verso tannini non urtanti, amalgamati con una spiccata freschezza dovuta certamente anche al valore del millesimo. L’affinamento in legno di 18 mesi si fa sentire nella costruzione di questo vino, rivelandosi al naso e confermandosi al palato, soprattutto ingentilendo le astringenze, per una persistenza significativa che ricorda il frutto fresco e talune spezie orientali.
Abbinamento di mare: —
Abbinamento di terra: spalla di cervo brasata con cavolo rosso e purè di patate al Castelmagno





viene voglia di bere un bicchiere!