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I consigli
del nostro doctor sommelier
Thomas Coccolini Haertl
Tenuta Montemagno
Nuova settimana, nuovo vino rosso; cambiamo regione e territorio, risalendo l’Italia dalla Toscana al Piemonte. Lungo l’A21, dopo Alessandria e prima di Asti, si devia e ci si inerpica per dolci colline. Qua lo skyline si delinea fra antichi cascinali e castelli medievali, un paesaggio unico al mondo, tanto che l’Unesco ha decretato nel 2014 che i Vineyard Landscape di Langhe, Monferrato e Roero sono Patrimonio dell’Umanità. Si sale per le tortuose stradine e sale anche l’emozione di essere sulla linea immaginaria del 45° parallelo, ove si trova la Tenuta Montemagno. Cento ettari di poggi, terreni coltivati a vigna e noccioli, ma anche boschivi, a perdita d’occhio; con al centro, nel punto più alto, il grande casale del sedicesimo secolo acquisito dalla famiglia Barea all’inizio del terzo millennio, fondando poi l’azienda agricola nel 2005, dopo il lungo e rispettoso restauro. L’edificio è circondato da 20 ettari di vigne a circa 400-450 metri slm. Montemagno ha una linea di bottiglie davvero esaustiva, fra tutte le varietà del terroir, con tre bianchi, ben sette rossi, due metodo classico, due vini dolci da uve malvasia di Casorzo e persino tre grappe e un liquore.
Tenuta Montemagno Nobilis Ruchè Castagnole Monferrato DOCG 2018
Immancabile, per le Langhe, offrire accoglienza turistica; la tenuta ha un relais con spa, piscina e il ristorante La civetta sul comò, condotto dallo chef Giampiero Vento. Il Nobilis è un rosso monovarietale di ruchè, vitigno presente solo in questo lembo di Piemonte, coltivabile in un ristretto areale di soli sette comuni, dal 2010 nel Castagnole Monferrato Docg, dopo la Doc del 1987. Si deve alla dedizione di don Giacomo Cauda, che dalla fine degli anni ‘70 lo ha coltivato, e del sindaco Lidia Bianco, impegnata per l’assegnazione della denominazione. Di colore rosso rubino intenso, con alcuni riflessi granata intorno al calice, è il risultato di terreni argillosi, calcarei con marne ricche di limo. La 2018 ha raggiunto piena maturazione. All’olfatto presenta un primo bouquet floreale, delicatamente verso la viola e il geranio, poi si apre con garbo piemontese alla frutta rossa matura, una speziatura fine e una balsamicità di eucalipto. Al palato, dopo il frutto e una discreta astringenza, sono le note speziate che ricordano il pepe e la mostarda a guidare la persistenza in buon equilibrio fra alcolicità e acidità, per un retrolfattivo più morbido, con ricordi di cannella e mosto cotto.
Abbinamento di terra: ravioli del plin burro e salvia
Abbinamento di mare: —




